Il cambio di sesso è ancora un argomento con molte informazioni errate, anacronistiche e che non corrispondono agli sviluppi più recenti.
Ad esempio, si parla spesso di un percorso psicologico che deve avere una durata minima obbligatoria di 6 mesi o 12 mesi, ma ciò NON è vero. Così come altre informazioni presenti su siti web generalisti o superficiali.
Sono Roberta, dello Staff di Studio Legale Piemonte.
In questo articolo, l’avvocato Gianluca Piemonte, tra i più esperti avvocati in Italia nel percorso di transizione di genere insieme all’avv. Alessandra Scaffidi per il c.d. cambio di sesso, risponderà a 47 domande fra le più frequenti.
La maggior parte delle domande sono state raccolte dallo Studio Legale Piemonte dal 2014, in base alle questioni poste da migliaia dei propri clienti.
Se hai già una diagnosi di disforia di genere o l’avrai a breve, puoi già contattare l’avvocato Gianluca Piemonte a supporto@studiopiemonte.com
Indice
Premessa

Fin da ora chiariamo che in questo articolo si utilizzerà spesso il termine “cambio sesso” perché è così usato nel linguaggio comune, ma, nello specifico, può risultare impreciso o riduttivo.
L’espressione più appropriata è “transizione di genere” o “rettificazione di attribuzione del sesso”, poiché questi termini riflettono meglio la complessità e le diverse fasi del processo, che includono aspetti legali, medici, psicologici e sociali.
Sappiamo anche che vi sono moltissimi altri termini, ma utilizziamo quelli più utilizzati nel linguaggio comune per una comunicazione generale.
Cambio Sesso: Perché le risposte di un Avvocato esperto

L’avvocato, nel percorso di transizione di genere, interviene alla fine, per cui ha sempre a disposizione la documentazione formata precedentemente dagli altri professionisti psicologi ed endrocrinologici.
In questo modo, l’avvocato riesce a maturare esperienza e conoscenza anche per le fasi precedenti, ossia per tutto il percorso di transizione di genere.
FAQ sul Cambio sesso

Iniziamo con le domande più frequenti poste al nostro studio legale, a cui risponderà in modo semplice e senza tecnicismi l’avvocato Gianluca Piemonte.
1 – Qual è il primo passo legale per iniziare il cambio di sesso?
Il primo step è quello psicologico, in cui è necessario rivolgersi a uno psicologo, psicoterapeuta o psichiatra che si occupi di disforia di genere al fine di ottenere una diagnosi di disforia di genere.
In pratica il professionista deve redigere una relazione ben argomentata per certificare che vi sia una incongruenza tra il genere biologico e quello percepito.
Durante questo percorso con lo psicologo o psicoterapeuta o psichiatra è solo opportuno, ma non necessario, il supporto psicologico.
Chiariamo subito, infatti, che il supporto psicologico non è un requisito per giungere alla rettificazione di genere. Ho assistito centinaia di persone, di ragazzi che hanno la disforia di genere e ai quali non era e non è necessario nessun supporto psicologico. Per cui lo psicologo aveva e deve avere il solo scopo di fornirgli una relazione con diagnosi di disforia di genere, magari dopo un certo numero di sedute per giungere a tale diagnosi.
Sul piano concreto, per giungere alla rettificazione di genere in tribunale, questo step psicologico è mirato solo a ottenere una diagnosi di disforia di genere, che sarà un documento necessario da allegare al ricorso in tribunale, per l’iter legale.
Con la diagnosi di disforia di genere, infatti, sarà possibile iniziare la terapia ormonale e ottenere così la prescrizione degli ormoni (altro documento necessario da allegare al ricorso in tribunale).
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo su Storie vere sul Percorso di transizione di genere
2 – Quali documenti sono necessari per avviare la procedura legale?
Per poter presentare un ricorso in tribunale, il cliente deve avere necessariamente una relazione psicologica con una diagnosi di disforia di genere e la prescrizione degli ormoni da parte dell’endocrinologo (oppure una relazione dell’endocrinologo).
Di questa documentazione dovrà occuparsene il cliente.
Altra documentazione, di cui si occupa il mio studio legale, è costituita dal certificato di stato libero, per dimostrare che la parte non è coniugata, oppure dal certificato di matrimonio.
Tuttavia, nel nostro ricorso alleghiamo anche altra documentazione strategica che ci permette di accelerare i tempi processuali. Ma si tratta di informazioni riservate che forniamo solo a beneficio dei nostri clienti e che ci permette di accelerare i tempi in tribunale per ottenere la sentenza.
3 – Perché le associazioni parlano di un percorso psicologico di almeno 6 mesi o 12 mesi?
Quando ho iniziato a occuparmi di processi in tribunale per la rettificazione del sesso, molti clienti mi riferivano che alcune associazioni di transessuali parlassero dell’obbligatorietà di un percorso psicologico di almeno 6 o 12 mesi, a volte anche di 18 mesi. Ci tengo a precisare che non c’è nessun obbligo per le tempistiche, perché nessuna legge fissa un termine al riguardo.
La Corte di Cassazione richiede semplicemente che vi sia una diagnosi di disforia di genere.
Ora, la diagnosi è il giudizio di un professionista e, come tutte le diagnosi, affinché un professionista rilasci un giudizio/diagnosi non c’è un termine minimo. Si pensi che talvolta anche i CTU dei tribunali rilasciano una diagnosi dopo 2-3 incontri effettuati in una sola settimana. Per intenderci, la diagnosi è un giudizio sulla disforia che, in pratica, c’è o non c’è. I tempi quindi dipendo dallo psicologo, psicoterapeuta o psichiatra per trarre le sue conclusioni.
Allo stesso tempo, non sto dicendo che sono a favore di diagnosi superficiali o affrettate. Ogni caso va valutato specificamente dal professionista. Ribadisco che, se la disforia è presente, non c’è nessuna ragione per vincolare una persona a un percorso di mesi e mesi, a pagamento per ogni incontro, per ottenere una diagnosi che è sempre stata chiara. Se invece una determinata persona ha bisogno di supporto psicologico, è chiaro che questo è un altro discorso, ma non si può stabilire a priori una tempistica…
4 – Allora perché le associazioni parlano di questo lungo termine?
Sarei curioso anche io di conoscere la loro risposta. Quindi la domanda andrebbe rivolta a loro. Tuttavia, posso dare le stesse risposte che ho ricevuto da persone che hanno interrotto ogni contatto con alcune di queste associazioni, note e meno note.
“L’associazione mi chiedeva un tesseramento a pagamento, per cui più durava il percorso e più tempo dovevo versare gli importi“. “In alcuni casi mi chiedevano delle donazioni spontanee“.
“Gli psicologi delle associazioni mi chiedevano almeno 10-15 incontri a pagamento, per cui per poter ottenere la diagnosi dovevo pagare ogni incontro nell’arco del tempo“.
“Le associazioni non erano a pagamento, ma mi consigliavano un loro avvocato che, a pagamento o con il gratuito patrocinio perché pagato dallo Stato, era comunque un avvocato collegato all’associazione di cui non avevo neanche i contatti diretti“.
5 – Quindi non è consigliato un Test di vita reale (c.d. Real Life Test) di almeno 6 mesi o 12 mesi?
Si potrebbe anche consigliare un test di 2 o 3 anni. Ma questo può stabilirlo solo lo psicologo o psicoterapeuta o psichiatra che segue quello specifico caso.
Ed è qui che nascono tutti i fraintendimenti, su cui vorrei soffermarmi ancora.
È infatti importante chiarire che il percorso psicologico per una persona transgender non può essere standardizzato con una durata predefinita, come 6 o 12 mesi, come fanno molte associazioni.
Come accennato, le associazioni non hanno il potere di stabilire la necessità di un percorso psicologico con una tempistica prestabilita. La decisione riguardante la durata del test di vita reale deve essere presa dallo psicologo che segue il caso specifico. Questo professionista, in collaborazione con la persona transgender, valuta attentamente diversi fattori, come la stabilità emotiva, il contesto sociale e la preparazione mentale, prima di consigliare un test di vita reale. Il test di vita reale, spesso accompagnato dalla somministrazione di ormoni, viene utilizzato per assicurarsi che la scelta della persona sia consapevole, accettata e ben ponderata.
La durata di questo test (eventuale) deve essere flessibile e adattata alle esigenze individuali, ma non dettata da linee guida rigide imposte da un’associazione. Ogni percorso di transizione è unico e richiede un approccio personalizzato per garantire che la persona sia adeguatamente supportata durante tutto il processo.
Molti psicologi, con una chiara diagnosi di disforia di genere, neanche propongono il test di vita reale, scrivendo entro breve termine la relazione psicologica. Al riguardo, anche molti CTU del tribunale, se nominati dal giudice, neanche pensano al test di vita reale, svolgendo l’indagine sull’accertamento della disforia di genere.
6 – Qual è la differenza tra una diagnosi di disforia “privata” da una “pubblica”?
La differenza tra una diagnosi privata e una pubblica riguarda principalmente i costi, i tempi di attesa e il valore in ambito giudiziario.
La diagnosi privata è rilasciata da un professionista privato (psicologo, psicoterapeuta o psichiatra), i cui contatti sono reperibili anche on line. Questo tipo di diagnosi è accessibile a chiunque sia disposto a coprire i costi autonomamente (in genere a partire da 50 euro a seduta o a partire da 200 per la relazione finale). Non si deve attendere lunghi tempi per prenotare gli incontri (in genere anche entro qualche giorno lavorativo). Il principale vantaggio di una diagnosi privata è la rapidità con cui può essere ottenuta e i costi non elevati. Essendo libero dai vincoli del sistema pubblico, il paziente può scegliere lo specialista che preferisce e fissare un appuntamento in tempi brevi. Le tariffe possono variare solo in base al professionista scelto, alla complessità della diagnosi e alla zona geografica.
La diagnosi pubblica, invece, è fornita dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Gli incontri negli ambulatori pubblici possono essere gratuiti o a basso costo (come il ticket di circa 45 euro). Però, anche se questa diagnosi si può avere gratuitamente o con bassissimi costi, i tempi di attesa sono molto più lunghi, anche di oltre 6-8 mesi solo per il primo appuntamento, oltre ad altri mesi per completare il percorso. Tuttavia, per alcuni giudici una diagnosi pubblica potrebbe essere considerata più autorevole rispetto a una privata.
7 – Cosa cambia in tribunale tra una diagnosi di disforia privata e una pubblica?
Se questa domanda mi fosse stata formulata nel 2010, avrei risposto che, con una diagnosi privata, al 99% il giudice avrebbe nominato un CTU, che è il Consulente Tecnico d’Ufficio del giudice (ossia uno psicologo di fiducia del giudice).
Oggi, per fortuna, non è più così. Secondo le statistiche del mio studio legale, prendendo in considerazione solo gli ultimi 10 processi con diagnosi privata, solo nel 30% circa dei casi è stato nominato un CTU. E comunque tutti questi CTU hanno sempre confermato la diagnosi di disforia.
In tribunale, una diagnosi di disforia di genere può avere un peso diverso a seconda che sia stata rilasciata da un ente privato o da una struttura pubblica. Ma la scelta se nominare un CTU o meno è solo del giudice che sarà designato dal tribunale.
Una diagnosi di disforia di genere ottenuta privatamente può essere di certo “accettata” in tribunale, come accade in molti casi.
Una diagnosi rilasciata da un ente pubblico, come un ospedale o un centro specializzato del sistema sanitario nazionale, tende ad avere un peso maggiore in tribunale. Questo perché le strutture pubbliche sono spesso considerate più neutrali e imparziali.
8 – A chi ha una diagnosi privata, consiglia di ottenerne una pubblica prima di rivolgersi al tribunale?
Non è necessario ottenere una diagnosi pubblica se già si possiede una diagnosi privata, poiché spesso non influisce significativamente sul risultato finale in tribunale.
Con una diagnosi privata, ci si può comunque rivolgere al tribunale. Se il giudice decidesse di non nominare un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), si potrebbe comunque ottenere rapidamente una sentenza favorevole. Se invece venisse nominato un CTU, il procedimento potrebbe durare circa 3 mesi in più, ma il risultato finale rimarrebbe favorevole.
Considera questo esempio: Marco ha ottenuto una diagnosi privata in 2 mesi e si rivolge al tribunale per il cambio di sesso. Il giudice nomina un CTU che impiega 3 mesi per la diagnosi, e l’intero processo si conclude in 11 mesi (2 mesi per la diagnosi privata, 6 mesi per il processo e 3 mesi per la CTU).
Lorenzo, invece, dopo aver ottenuto una diagnosi privata in 2 mesi, decide di aspettare per ottenere anche una diagnosi pubblica, che richiede 10 mesi. Il processo in tribunale dura 6 mesi, portando il totale a 18 mesi (2 mesi per la diagnosi privata, 10 mesi per quella pubblica e 6 mesi per il processo).
Questo dimostra che, sebbene una diagnosi pubblica possa evitare la nomina del CTU e risparmiare circa 3 mesi di durata del processo in tribunale, i tempi necessari per ottenere una diagnosi pubblica possono essere molto più lunghi (anche oltre 10 mesi), rendendo il percorso complessivamente più lento.
9 – Qual è la legge che consente il cambio sesso in Italia?

In Italia la rettificazione di genere è prevista da leggi speciali, quali la Legge 164 del 1982 e l’art. 31 del D.Lgs. 150/2011.
10 – È obbligatorio sottoporsi a interventi chirurgici per ottenere il cambio di sesso legale?
In Italia, non è obbligatorio sottoporsi a interventi chirurgici per ottenere il cambio sesso. Questo principio è stato stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 15138 del 20 luglio 2015, che ha chiarito che il diritto all’identità di genere può essere riconosciuto anche in assenza di interventi chirurgici.
La Corte ha sottolineato che la rettifica del sesso anagrafico non deve essere necessariamente subordinata alla modifica chirurgica dei caratteri sessuali. Il cambiamento legale del sesso può essere richiesto sulla base di una diagnosi di disforia di genere e dopo un percorso psicologico o di transizione sociale. La decisione riflette un approccio più rispettoso dei diritti umani e della dignità della persona, riconoscendo che la transizione di genere è un processo complesso e personale che non deve essere legato unicamente a interventi chirurgici.
11 – In pratica come avviene la modifica del nome e del genere sui documenti?
L’iter legale che si svolge in tribunale con l’assistenza necessaria di un avvocato è finalizzato a ottenere una sentenza. Questa sentenza prevede necessariamente 2 conclusioni: 1) il cambio nome 2) il cambio genere, entrambi da MtF a FtM.
In passato, si “doveva” anche chiedere l’autorizzazione alle operazioni chirurgiche, mentre da luglio 2024 non è più necessario, in quanto per fare l’operazione è sufficiente la sentenze che autorizza il cambio nome e genere.
La sentenza verrà quindi trasmessa dal tribunale al comune dove è registrato l’atto di nascita. L’ufficiale di stato civile del comune rettificherà l’atto di nascita, modificando il nome e il genere.
Successivamente, anche un minuto dopo che l’ufficiale di stato civile avrà compiuto tale adempimento, sarà possibile chiedere la nuova carta di identità.
Per la patente, ci si dovrà invece rivolgere alla motorizzazione.
Per il passaporto, invece, alla Questura.
Si ha il diritto di rinnovare tutti i documenti identificativi, nel rispetto dei propri diritti ad avere una nuova identità.
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo Cosa fare dopo la sentenza rettificazione anagrafica?
12 – Quale nome si può scegliere?
Si deve obbligatoriamente scegliere un nome corrispondente al genere che si vuole acquisire. Quindi non sui può mantenere lo stesso nome, salvo casi particolari.
Ad esempio, ho avuto il piacere di assistere nel cambio genere in Italia un caso MtF di Andrea. Nel ricorso ho fornito al giudice alcune argomentazioni particolari che hanno consentito alla mia cliente di mantenere il nome Andrea, cambiando solo il genere in femminile. Credo che sia stato il primo caso in Italia di mantenimento del nome precedente anche in caso di cambio genere.
13 – Con il cambio sesso, cambierà anche il codice fiscale?
Dipende dal nome che si sceglierà.
Infatti il codice fiscale è composto in base a un algoritmo.
Le prime 3 lettere del codice fiscale corrispondono al cognome, le lettere nella posizione quarta, quinta e sesta vengono invece prese le consonanti del nome. E le successive lettere sono prese dall’anno di nascita, dal mese di nascita, dal comune di nascita, ecc. Eventualmente cambieranno solo le lettere nella posizione 4, 5 e 6, mentre le altre ovviamente resteranno invariate, riguardando appunto il cognome, l’anno di nascita, ecc. Se il nome contiene quattro o più consonanti, per comporre il codice fiscale verrà presa la prima, la terza e la quarta lettera (per esempio, per il nome Gianluca, GLC), altrimenti le prime tre consonanti secondo il loro ordine (per esempio, per Tiziana, sarà TZN). Se quindi Gianluca cambia genere e sceglie un diverso nome, come Alessia, allora il codice fiscale cambierà in LSS. Ma se Antonio cambia nome in Antonia, allora il codice fiscale resterà uguale, e cioè NTN.
PER APPROFONDIMENTI puoi simulare il nuovo codice fiscale CLICCANDO QUI
14 – Il giudice deve sempre autorizzare le operazioni chirurgiche?
Dipende da quale tipo di operazione si intende effettuare.
Con le novità introdotte dalla sentenza n. 143/2024, non è più necessaria l’autorizzazione del tribunale per le operazioni chirurgiche sugli organi primari (come la ricostruzione della vagina per MtF o la falloplastica per FtM) se la persona ha già ottenuto la sentenza di rettificazione di genere che riconosce legalmente il cambio di sesso. Ora, chi ha completato il proprio percorso di transizione con trattamenti ormonali e supporto psicologico può scegliere di procedere con l’operazione in Italia senza dover ottenere un’autorizzazione specifica dal giudice.
Tuttavia, è necessario tenere conto delle normative locali se l’operazione viene eseguita all’estero, poiché alcuni Paesi potrebbero richiedere documenti specifici o autorizzazioni giudiziarie italiane. Per gli interventi sugli organi secondari (come il seno), non è mai stata necessaria l’autorizzazione del tribunale, ed è sufficiente rivolgersi direttamente a una struttura medica.
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo Operazione cambio sessualità: Costo, Iter e Info utili
15 – Qual è il costo medio del processo legale per il cambio di sesso?
Come detto, il percorso di transizione di genere è composto sostanzialmente da 3 fasi (percorso psicologico, percorso endocrinologico e iter legale in tribunale).
Il percorso psicologico pubblico può essere gratuito con il Sistema Sanitario Nazionale oppure può costare circa 40 euro per ogni ticket. Mentre se si sceglie un percorso psicologico privato con un libero professionista può costare mediamente tra le 250 euro e 450 euro.
Il percorso endocrinolgico può essere pure gratuito con il Sistema Sanitario Nazionale oppure avere il solo costo delle sedute con l’endocrinologo privato, secondo il suo tariffario (in genere da 50 euro a 200 euro).
L’iter legale dipende invece dal reddito personale della persona interessata al cambio sesso. Se la persona ha un reddito personale inferiore a € 13.659,64, è possibile beneficiare del gratuito patrocinio. Altrimenti, il compenso dell’avvocato dipende dal singolo studio legale e dal caso della persona interessata (ad esempio se è residente in Italia, se è coniugato o unito civilmente, se ha una diagnosi pubblica o privata, ecc.). In genere, il compenso dell’avvocato ha una tariffa a partire da 1.400 euro. So che ci sono alcuni colleghi avvocati che applicano delle tariffe inferiori nel preventivo iniziale e poi chiedere ulteriori compensi in base all’attività, ad esempio per ulteriori udienze, accessi in cancelleria, notificazioni, ecc. Il nostro studio legale Piemonte applica invece delle tariffe fisse e chiare fin dall’inizio, con un preventivo chiaro e trasparente che copre tutta l’attività processuale, per cui fin dall’inizio si saprà esattamente il compenso dell’avvocato.
Per chi ha un reddito personale inferiore a € 13.659,64 offriamo anche il servizio con il gratuito patrocinio.
16 – Il mio stato civile cambia dopo il cambio di sesso?
Se una persona sposata cambia sesso, la sentenza di rettificazione di genere produrrà immediatamente l’effetto dello scioglimento del matrimonio. Infatti in Italia non è possibile il matrimonio tra persona delle stesso sesso. Se quindi Valerio, sposato con Martina, cambia sesso in Valeria, è chiaro che Martina e Valeria, entrambi di sesso femminile, non potrebbero continuare ad essere sposati e il loro matrimonio si scioglie. Però, Valerio può scegliere se convertire il matrimonio con Martina in unione civile. Questa scelta va effettuata attentamente con gli atti processuali, ragion per cui è opportuna l’assistenza di un avvocato esperto nei percorsi di transizione di genere, altrimenti si rischia un intoppo burocratico.
Se invece una persona è unita civilmente a un’altra e decide di cambiare sesso, allora la sentenza di rettificazione di genere determinerà lo scioglimento dell’unione civile. Le ragioni sono fondamentalmente uguali a quelle cui facevo cenno prima, perché non è possibile l’unione civile tra persone di sesso diverso. Però, la Corte Costituzionale nel 2024 ha previsto una importante tutela. Infatti, se la persona che cambia sesso ha l’intenzione di contrarre matrimonio, può chiedere al giudice che disponga la sospensione degli effetti derivanti dallo scioglimento del vincolo fino alla celebrazione del matrimonio e comunque non oltre il termine di 180 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza di rettificazione di genere.
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo Unione civile o divorzio? Effetti del cambio sesso
17 – Posso mantenere il mio lavoro durante il processo di cambio di sesso?
Assolutamente sì. Altrimenti si subirebbe una importante discriminazione per motivi di sesso che può essere denunciata immediatamente.
18 – Come viene trattata la mia privacy durante il processo legale?
Durante il processo in tribunale e fino al momento in cui la sentenza verrà trasmessa al Comune, la persona interessata manterrà ancora il nome che aveva alla nascita. Comprendo che questo è un enorme disagio, perché la persona è già in terapia ormonale e appare con sembianze dell’altro sesso. Ma attualmente è possibile utilizzare un alias ufficiale solo in alcuni contesti, come in alcune università in cui è possibile avere già un’anagrafica appunto alias. Mentre sui social network è chiaro che la persona può già utilizzare il nome e il genere che vorrà cambiare.
19 – Dopo il cambio sesso, si può ancora risalire alla mia precedente identità?
La sentenza del tribunale permetterà di cambiare l’atto di nascita. In tutti i certificati anagrafici apparirà la nuova identità (ad esempio sul certificato di nascita, di residenza, ecc.).
Solo nell’estratto integrale dell’atto di nascita sarà visibile la precedente identità, perché in esso verrà annotata la sentenza di rettificazione di genere e verrà indicato il nuovo nome. Ma l’estratto integrale dell’atto di nascita può essere richiesto al comune solo dalla persona interessata, quindi nessuno mai può averne una copia in autonomia. Infatti l’estratto integrale dell’atto di nascita non va confuso con l’atto di nascita che, invece, può essere richiesto anche da terzi.
Inoltre, solo la polizia, le questure e le prefetture possono conoscere la precedente identità, per ovvie ragioni di sicurezza.
20 – È possibile ottenere il cambio di sesso per i minori di 18 anni?

Certo, è possibile che un minore possa cambiare il sesso. Il nostro studio legale, già da diversi anni, ha ottenuto molte sentenze e tutte favorevoli, anche per casi particolari. Addirittura siamo riusciti a ottenere il cambio genere di un minore con doppia cittadinanza (italiana e statunitense) anche senza far venire il ragazzo in Italia per l’udienza in tribunale.
Non c’è una età determinata per poter avviare l’iter legale per il cambio sesso di un minore.
Si tratta di motivi di opportunità che spetta valutare più a uno psicologo che a un avvocato. In genere, i precedenti giurisprudenziali fanno intendere che è opportuno iniziare l’iter legale almeno dopo i 14 anni, se non i 16 anni.
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo Cambio sesso per minorenne. Quando è possibile?
21 – Un minorenne può chiedere il cambio sesso senza il consenso di un genitore?
Per il cambio sesso di un minore è necessario il consenso di entrambi i genitori che abbiano la potestà genitoriale sul minore. Se uno dei genitori non ha tale potestà, allora non è richiesto il suo consenso. In pratica, il ricorso in tribunale può essere presentato solo da chi ha la capacità di agire, ossia abbia la maggiore età. Per i minori, il ricorso è quindi presentato dai genitori con l’assistenza di un avvocato.
Nei casi in cui, invece, entrambi i genitori hanno la potestà sul minore ma uno solo è d’accordo, la questione è più complessa. In pratica, occorre rivolgersi prima al giudice tutelare per ottenere l’autorizzazione. Successivamente, sarà possibile presentare il ricorso di rettificazione di genere al tribunale.
22 – Se manca il consenso di entrambi i genitori, un minore può cambiare sesso?
In questo caso, solo un giudice tutelare del tribunale per i minorenni può dare l’autorizzazione. Questo significa che bisogna prima ottenere l’autorizzazione dal giudice tutelare e poi, una volta ottenuta, ci si può rivolgere al tribunale ordinario per chiedere la rettificazione di genere.
Il tribunale per i minorenni valuterà la situazione caso per caso, prendendo in considerazione il benessere del minore, la sua maturità, la stabilità della sua identità di genere e, di certo, le opinioni di esperti come psicologi che verranno nominati CTU.
23 – Quali sono le implicazioni legali del cambio di sesso sui contratti preesistenti?
Il cambio sesso NON modifica la validità dei contratti preesistenti.
La persona continua ad essere vincolata dagli obblighi e diritti previsti.
Tuttavia, è consigliabile aggiornare i dati personali nei contratti per riflettere il nuovo nome e genere, garantendo così la coerenza e prevenendo eventuali dispute. È particolarmente importante rivedere clausole che potrebbero riferirsi al genere, anche se queste sono rare, per assicurare che i contratti continuino a rispecchiare correttamente le intenzioni delle parti.
Nei rapporti di lavoro, però, il cambio di sesso può richiedere l’aggiornamento del contratto, ma non altera i diritti lavorativi della persona.
Le leggi antidiscriminazione proteggono infatti da qualsiasi forma di discriminazione basata sull’identità di genere.
24 – Come influisce il cambio di sesso sui diritti di eredità?
Non influisce in nessun modo.
La persona interessata non perde nessun diritto ereditario. Il cambio sesso determina solo un cambio anagrafico. Ma l’eredità è legata alla persona (che ovviamente è la stessa) e non all’identità (che cambia in MtF o FtM). Se una persona lascia in eredità la casa a Mario e Mario cambio sesso in Maria, riceverà comunque l’eredità, perché la sentenza di rettificazione di genere è il documento che dimostra l’esistenza della stessa persona, sebbene con identità diversa.
25 – Quali sono le implicazioni per il mio conto bancario e le carte di credito?
Sarà sufficiente chiedere alla banca o alla posta la rinnovazione del contratto e l’emissione delle nuove carte. Nella sostanza, verrà cambiata solo l’intestazione dei relativi documenti o carte. Gli istituti sono obbligati a farlo nel più breve tempo possibile, nel rispetto della privacy delle persone interessate.
26 – Come influisce il cambio di sesso sui miei diritti pensionistici?
Chi cambia il proprio genere, acquisisce tutti i diritti di quel genere, compresi quelli pensionistici.
Per cui, se vogliamo andare dritti al punto, il cambio sesso incide sull’età pensionabile. Per un MtF significa andare in pensione prima e per un FtM significa andare in pensione dopo. Lo stesso vale per ogni altro diritto di quel genere, come la reversibilità o l’assegno sociale.
27 – È possibile annullare il cambio di sesso legale se cambio idea?
Sì, in Italia è possibile il percorso di detransizione di genere o ritransizione di genere, che è ancora poco conosciuto dai tribunali italiani.
Tuttavia, la detransizione è estremamente difficile e rara. Il processo in tribunale può presentare delle insidie.
Risulta possibile quando uno psicologo, psicoterapeuta o psichiatra accerta che non vi è più una disforia di genere, per cui si rende necessario ritornare al genere precedente.
Il mio studio legale è forse stato tra i primi a trattare in Italia i casi di detransizione (sia per nostri clienti sia per clienti che in precedenza si erano rivolti ad altri avvocati per l’iter legale di transizione di genere).
La detransizione è quindi un percorso che va prima affrontato bene e con prudenza con un professionista psicologo, psicoterapeuta o psichiatra. Qualora si ottiene una relazione che attesti l’assenza della disforia, è possibile contattare un avvocato esperto per avviare l’iter in tribunale.
Generalmente, sia con una relazione privata sia con una relazione pubblica, il giudice decide quasi sempre di nominare un CTU per i casi di detransizione. Si tratta di un accertamento ulteriore e per scrupolo del giudice che, in caso di assenza di disforia, porta comunque a una sentenza favorevole per il benessere della persona interessata.
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo Detransizione di genere. Cosa è? Percorso completo
28 – Quali sono i principali ostacoli burocratici nel cambio di sesso?
Non parlerei di ostacoli burocratici, ma di adempimenti burocratici. Nel senso che, chi cambia sesso, deve necessariamente allineare i propri documenti e dovrà occuparsi di ciò personalmente. Si tratta di un rifacimento dei documenti. Ad esempio, per intenderci, occorrerà solo richiedere la nuova patente, ma non sarà necessario rifare l’esame, ecc.
29 – È possibile cambiare sesso senza che il mio datore di lavoro venga a saperlo?
Finché la propria anagrafica non è stata ancora cambiata, è possibile mantenere riservata la propria posizione.
Tuttavia, dopo il cambio anagrafico è necessario informarlo, perché occorrerà aggiornare il proprio contratto, la posizione assicurativa, l’anagrafica INAL e INPS, l’eventuale badge identificativo, al fine di presentarsi con la nuova identità alla clientela.
30 – Quali sono i diritti degli studenti che cambiano sesso?
Gli studenti che cambiano sesso hanno il diritto di essere riconosciuti e rispettati nella loro identità di genere all’interno dell’ambiente scolastico o universitario. Questi diritti hanno maggiore tutela di anno in anno.
Un aspetto fondamentale di questo riconoscimento è l’uso di un nome alias, che permette allo studente di essere chiamato con il nuovo nome, anche prima della rettifica legale del nome anagrafico. Spesso, consegniamo ai nostri clienti una copia del nostro ricorso e il numero di ruolo generale del procedimento in tribunale per facilitare l’ottenimento del nome alias da parte dell’università.
Molte università offrono infatti la possibilità di utilizzare il nome alias sui tesserini universitari e durante le sessioni d’esame, garantendo così che lo studente sia identificato correttamente e rispettosamente.
Oltre all’uso del nome alias, gli studenti hanno il diritto di richiedere l’aggiornamento dei loro dati anagrafici nei registri scolastici e nei documenti ufficiali una volta completata la rettifica legale del genere. Devono essere chiamati con i nomi che corrispondono alla loro identità di genere e devono avere accesso alle strutture scolastiche in modo coerente con questa identità.
Le scuole e le università hanno anche l’obbligo di proteggere gli studenti transgender da qualsiasi forma di discriminazione o bullismo e di fornire un ambiente sicuro e inclusivo.
Infatti, gli studenti transgender devono poter utilizzare le strutture scolastiche, come i bagni e gli spogliatoi, in modo coerente con la loro identità.
31 – Come posso assicurarmi che il mio processo di cambio di sesso sia rispettato legalmente in altri paesi?
Il cambio sesso permette di cambiare la propria carta di identità, con la quale si potrà viaggiare in europea. Allo stesso modo, si potrà cambiare il proprio passaporto. Per cui, nessun paese estero sarà a conoscenza della precedente identità e si potrà viaggiare serenamente.
Resta inteso che chi ha avuto motivi ostativi per il rilascio del passaporto e in genere per l’espatrio, è ovvio che li continuerà ad avere anche con la nuova documentazione, altrimenti il cambio genere sarebbe un escamotage semplice per fuggire da questi problemi.
32 – Quali sono le implicazioni del cambio di sesso per il servizio militare?
Per fortuna, ormai, nelle forze armate italiane c’è la parità di genere.
Se eventualmente dovesse esserci un reparto per soli uomini e sole donne giustificato da un particolare motivo, allora il cambio di sesso potrebbe influire sulle valutazioni di idoneità all’appartenenza a quel reparto. Ma credo che la situazione vada valutata caso per caso, perché, come dicevo, si è ormai pienamente entrati in un contesto di parità di genere.
33 – Come posso prepararmi per l’udienza in tribunale?
Occorre presentarsi al giudice con le nuove sembianze femminili o maschili, così come si vive quotidianamente. Dal punto di vista estetico, non chiedo mai ai miei clienti di “sembrare” più maschili o femminili possibili agli occhi del giudice. Devono vestirsi come ritengono opportuno, ovviamente in modo adeguato per entrare in un tribunale italiano e presentarsi davanti a un giudice.
Bisogna sempre esibire un documento di riconoscimento in corso di validità per essere identificati.
34 – Quali sono le domande più comuni che un giudice potrebbe fare durante l’udienza?
Nel corso dell’udienza, il giudice identifica innanzitutto la parte processuale, chiedendo le proprie generalità.
Successivamente chiede di narrare il proprio percorso di transizione.
Ma le domande principali che il giudice formula e che riporta nel verbale di udienza riguardano la conferma che la scelta del c.d. cambio sesso sia definitivo e serio.
Altri aspetti riguardano invece le questioni procedurali, di cui ci occupiamo noi avvocati.
35 – È possibile avere un patrocinio legale se non posso permettermi un avvocato?
Sì, chi ha un reddito personale inferiore a 13.659,64 euro può beneficiare del gratuito patrocinio. Questo significa che il processo in tribunale non avrà nessun costo.
L’avvocato, eventualmente il CTU e anche le tasse processuali saranno interamente a carico dello Stato.
Purtroppo sono a conoscenza di alcune persone alle quali sono stati chiesti degli importi di 100 euro o 200 euro per la gestione del fascicolo.
Il nostro studio legale non chiede nessun pagamento come compenso per l’assistenza processuale se la persona ha diritto al gratuito patrocinio.
36 – Se il reddito familiare è superiore a 13.659,64 euro, si può beneficiare del gratuito patrocinio?
Sì, è possibile avere il gratuito patrocinio anche se il reddito dei propri familiari supera il limite.
Infatti va considerato solo il reddito personale e questo non va sommato con quello familiare, perché il cambio sesso rientra nella materia dei diritti della personalità.
A prevederlo è l’art. 74, comma 4, del D.P.R., 30/05/2002 n. 115.
37 – Come influisce il cambio di sesso sui miei diritti di voto?
Il cambio di sesso legale non influisce sui tuoi diritti di voto. Si conserva il pieno diritto di voto come prima e dovrà semplicemente essere aggiornata la scheda elettorale per evitare disagi e imbarazzi al momento del voto, in modo da allineare l’anagrafica della scheda con quella della nuova carta di identità.
38 – Quali documenti devo presentare per ottenere il cambio di genere legale se sono uno straniero residente in Italia?
I documenti necessari per gli stranieri, intesi come persone senza cittadinanza italiana, sono gli stessi di quelli che devono presentare gli italiani, di cui ho parlato sopra.
Tuttavia, per gli stranieri è necessario dimostrare la regolare residenza in Italia, mediante il permesso di soggiorno e la carta di identità.
39 – Come posso cambiare il mio genere legale in Italia se sono un cittadino italiano residente all’estero?

Chi è iscritto all’AIRE, anagrafe italiani residenti all’estero, ha ovviamente tutti i diritti degli italiani residenti in Italia.
Ovviamente, essendo italiano, deve rettificare il proprio genere sui documenti italiani davanti a un tribunale italiano.
L’unica differenza è che la sentenza verrà innanzitutto trasmessa all’ufficiale di stato civile del comune italiano dove è registrato l’atto di nascita, il quale la trasmetterà al comune italiano di iscrizione AIRE. Successivamente la sentenza verrà trasmessa da tale comune al Consolato competente.
Infine, la persona residente all’estero potrà richiedere la nuova carta di identità o il passaporto direttamente al Consolato competente.
Questo significa che per un italiano iscritto all’AIRE, residente all’estero, occorrerà qualche passaggio burocratico ulteriore, le cui tempistiche dipenderanno dagli impiegati pubblici incaricati in tali adempimenti.
40 – Il mio cambio di genere legale in Italia sarà riconosciuto all’estero?
Sì, certo. Chi è residente all’estero e ha una carta di identità di quel paese, potrà aggiornarla con il nuovo nome e genere.
41 – Posso ottenere il cambio di genere legale se il mio paese di origine non riconosce tali cambiamenti?
Sì, è assolutamente possibile. Il nostro paese riconosce i diritti fondamentali tutelati sul piano internazionale.
Tuttavia, è necessario che la persona straniera sia regolarmente residente in Italia.
42 – Se ho già effettuato il cambio sesso all’estero, posso chiedere il riconoscimento in Italia?
No, in Italia non è possibile cambiare genere sui documenti mediante il riconoscimento di un provvedimento straniero.
Sono infatti molti che ci contattano perché hanno già cambiato genere all’estero.
In molti paesi è infatti possibile cambiare genere con una procedura amministrativa (ad esempio Argentina, Danimarca, Malta, Norvegia, Belgio, Irlanda, Colombia, Uruguay, Portogallo, Islanda).
Ma in Italia è possibile rettificare il proprio genere solo con una procedura giudiziaria e non amministrativa. Per cui è necessario presentare un ricorso al Tribunale con l’assistenza obbligatoria di un avvocato.
43 – Come posso trovare un avvocato che si occupi di processi per il cambio di sesso?
In teoria, ogni avvocato può prendere il mandato del cliente per depositare il ricorso in tribunale.
Un avvocato esperto nel campo della rettificazione di genere può adottare strategie processuali efficaci che abbreviano la durata del processo, ad esempio presentando documentazione e argomentazioni in modo chiaro e completo fin dall’inizio. Per i clienti del mio studio legale, dopo la riforma Cartabia, stiamo introducendo i processi con un particolare rito che consente di accelerare anche del 200% i tempi processuali. Si tratta di importanti strategie processuali che risultano molto utili a chi è ovviamente in terapia ormonale e vuole giungere al più presto alla sentenza conclusiva.
Inoltre, per tutti i clienti del mio studio legale redigiamo il ricorso con argomentazioni pertinenti al caso, citando dettagliatamente tutti i precedenti giurisprudenziali di casi simili, allo scopo di influenzare positivamente il giudice, rendendolo più incline a seguire la linea di pensiero già consolidata da altri tribunali in tutta Italia.
Il nostro studio legale ha consolidato una solida reputazione nei tribunali italiani, un aspetto che rappresenta un significativo vantaggio per i nostri clienti. Grazie alla nostra esperienza e all’attenzione con cui prepariamo ogni ricorso, i giudici riconoscono che i casi presentati da noi sono seri e ben fondati. Questo riconoscimento aumenta la credibilità delle nostre richieste e può influenzare positivamente l’esito del processo, facilitando una decisione favorevole.
Per chi voglia ricevere la mia assistenza legale, può inviare una richiesta CLICCANDO QUI o scrivere una mail a supporto@studiopiemonte.com
44 – L’avvocato può assistermi a distanza anche se non è della mia stessa città?
Assolutamente sì.
Ormai è superata l’idea di cercare un avvocato della propria città, in quanto si predilige affidare l’incarico a un avvocato che si occupa in modo specifico a quella determinata materia.
La maggior parte dei nostri clienti ci contatta online, spesso tramite email, da qualsiasi provincia italiana o persino dall’estero. Grazie alla digitalizzazione dei procedimenti legali, il processo di rettificazione di genere si svolge prevalentemente in modo telematico e documentale.
La persona interessata sarà chiamata a presentarsi fisicamente davanti al giudice solo in occasione della prima udienza. In questa fase, sarà accompagnata da uno dei nostri collaboratori, presenti in ogni tribunale italiano, che fornirà il supporto necessario. Il resto del processo è gestito interamente da noi a distanza, garantendo un’assistenza completa e senza bisogno di spostamenti da parte del cliente.
45 – L’avvocato si occuperà di tutti gli adempimenti nella cancelleria del tribunale?
Assolutamente sì. Qualsiasi adempimento in cancelleria (come notifiche al PM, richieste copie conformi, ecc.) saranno di competenza dell’avvocato.
CONCLUSIONI sul cambio sesso
In questo articolo hai letto le domande più frequenti sul tema del percorso di transizione di genere in Italia.
Se vuoi dei chiarimenti sugli aspetti psicologici o endocrinologici, dovresti contattare uno specialista che possa fornirti tutte le informazioni necessaria.
Se invece hai già una diagnosi di disforia di genere oppure la avrai a breve, puoi già iniziare l’iter legale.
L’avvocato Gianluca Piemonte, con l’avvocato Alessandra Scaffidi, hanno già assistito in tribunale centinaia di persone per ottenere la sentenza di rettificazione del genere e il cambio del nome (MtF e FtM).
Il processo in tribunale si svolge telematicamente, quindi il supporto dello Studio Legale Piemonte è fornito anche a distanza, in qualsiasi tribunale italiano, dove lo studio legale Piemonte ha un collaboratore che ti accompagnerà in tribunale.
Racconta la tua storia, gli obiettivi e i progetti di cambiamento.
Non è richiesta la tua presenza fisica presso lo studio legale, perché ormai il processo è telematico.
Ricordati che se hai un reddito personale inferiore a 13.659,64 € l’assistenza processuale dell’avvocato Gianluca Piemonte è gratuita e sarà pagata dallo Stato.
Ci sono 2 modi per poter CONTATTARE SUBITO gli avvocati Piemonte e Scaffidi in modo gratuito e avere maggiori informazioni:
- Scrivere una mail a supporto@studiopiemonte.com
- Compilare il MODULO nella pagina CONTATTACI
Lo Studio Legale Piemonte ha già aiutato migliaia di persone nell’iter legale per il cambio genere e sarò felice di poter aiutare anche te.




