La Corte europea dei diritti dell’uomo è un organo giurisdizionale internazionale ancora poco conosciuto, persino tra molti operatori del diritto, inclusi gli avvocati.
Questa scarsa conoscenza della Corte europea comporta però gravi conseguenze pratiche per la tutela dei propri diritti.
Moltissime persone perdono infatti la possibilità di far valere i propri diritti sul piano internazionale semplicemente perché ignorano che chiunque, anche come singolo cittadino, può presentare ricorso alla Corte EDU contro uno Stato che ha violato uno dei diritti previsti dalla Convenzione.
Sono l’avv. Gianluca Piemonte, iscritto all’albo degli avvocati cassazionisti, e da anni mi occupo in modo specifico di ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, fornendo assistenza legale sia ai privati sia ai colleghi avvocati in tutta Italia e all’estero.
In questo articolo troverai una GUIDA completa per comprendere cos’è la Corte EDU, come funziona, quali diritti protegge e in quali casi può intervenire. Analizzeremo la sua struttura, le sue funzioni, le modalità per presentare ricorso e le sentenze più significative.
Infine, scoprirai perché la Corte EDU rappresenta spesso l’ultima via di giustizia (“ultima chance“) quando tutti i rimedi interni si sono rivelati inefficaci.
Indice
Cos’è la Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU)

La Corte europea dei diritti dell’uomo è un organo giurisdizionale internazionale.
Ha sede a Strasburgo, in Francia.
La Corte è stata istituita nel 1959 per garantire il rispetto e l’applicazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) da parte degli Stati contraenti del Consiglio d’Europa.
La Corte europea dei diritti dell’uomo è spesso intesa e conosciuta come:
- Corte europea
- Corte EDU
- European Court of Human Rights (in inglese)
- ECHR (acronimo del nome inglese)
- CEDU, ma si tratta di un uso improprio, poiché la CEDU è la Convenzione, non la Corte
Essa rappresenta l’apice per la protezione dei propri diritti in Europa.
L’art. 19 della CEDU del 1950 dispone che:
«Per assicurare il rispetto degli obblighi derivanti dalla presente Convenzione e dai suoi Protocolli, è istituita una Corte europea dei diritti dell’uomo»
La Corte EDU va distinta dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) che, invece, si occupa di interpretare e applicare il diritto dell’Unione. La Corte EDU, invece, ha come unico obiettivo quello di tutelare i diritti dell’uomo nei confronti degli Stati che hanno aderito alla CEDU.
Attualmente, gli Stati membri del Consiglio d’Europa (CdE) sono 46:
Albania, Andorra, Armenia, Austria, Azerbaijan, Bosnia-Erzegovina, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Malta, Moldova, Monaco, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Repubblica ceca, San Marino, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina e Ungheria
La Russia è stata esclusa dopo l’invasione dell’Ucraina.
La Corte europea è stata principalmente ideata, e poi costituita, a seguito della seconda guerra mondiale, al fine di proteggere in modo diretto un patrimonio di valori comuni degli stati europei.
Il principio di sussidiarietà
Il sistema della convenzione è ispirato al principio di sussidiarietà.
In questo sistema tra le nazioni e il diritto internazionale, un cittadino europeo ha la garanzia di proteggere i propri diritti davanti alle autorità giudiziarie nazionali e, dopo aver esaurito le vie interne, potrà ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
La tutela dei diritti garantiti dalla Convenzione spetta in primo luogo agli Stati membri, attraverso i propri ordinamenti giuridici interni. La Corte EDU interviene solo in via sussidiaria, vale a dire quando il sistema nazionale non ha fornito una protezione effettiva.
Questo principio è espressamente richiamato nel Preambolo del Protocollo n. 15 alla CEDU, che rafforza il ruolo primario dei giudici nazionali nella salvaguardia dei diritti fondamentali.
Funzioni della Corte EDU

La funzione principale della Corte europea dei diritti dell’uomo è garantire il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e dai suoi Protocolli aggiuntivi.
Tale funzione si realizza attraverso il controllo giurisdizionale sulla condotta degli Stati membri del Consiglio d’Europa, in relazione agli obblighi internazionali assunti con la ratifica della Convenzione.
La Corte europea dei diritti dell’uomo può esercitare delle funzioni che si articolano principalmente in una funzione contenziosa e una funzione consultiva, ossia:
- esaminare ricorsi individuali, presentati da persone fisiche, organizzazioni non governative o gruppi di individui che si ritengono vittime di una violazione. Si tratta dei c.d. ricorsi cedu per impugnare alla Corte europea le sentenze definitive nello Stato membro, dopo aver esaurito tutti i mezzi di impugnazioni disponibili
- giudicare ricorsi interstatali, cioè cause avviate da uno Stato contro un altro Stato membro
- adottare misure provvisorie in situazioni di eccezionale urgenza, ovvero nei casi di rischio imminente di danno irreparabile (ai sensi dell’art. 39 del Regolamento della Corte)
- interpretare la Convenzione e stabilire principi giurisprudenziali vincolanti per gli Stati (funzione consultiva)
Le decisioni della Corte hanno carattere obbligatorio per lo Stato condannato (art. 46 CEDU), che è tenuto ad adottare misure individuali e generali per rimediare alla violazione accertata e prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.
In questo modo, la Corte svolge anche una funzione “normativa” indiretta, contribuendo a uniformare gli standard di tutela dei diritti umani in tutta Europa.
Vediamo nello specifico la funzione contenziosa e consultiva.
Funzione contenziosa

La funzione contenziosa rappresenta il cuore dell’attività della Corte europea dei diritti dell’uomo, attraverso la quale essa accerta la responsabilità internazionale degli Stati per violazioni della Convenzione e dei suoi Protocolli.
La Corte EDU esamina dunque i ricorsi che denunciano specifiche lesioni di diritti convenzionali, decide sulla ricevibilità e sul merito delle doglianze, e, in caso di accertata violazione, può riconoscere una equa soddisfazione alla vittima.
L’aspetto fondamentale è che una sentenza della Corte europea può anche consentire la riapertura del processo in Italia per una sentenza passata in giudicato.
Le decisioni della Corte, sebbene adottate nei confronti di uno specifico Stato, producono effetti anche sul piano sistemico, orientando l’interpretazione della Convenzione in tutta Europa.
Ricorso individuale (c.d. ricorso CEDU)
Il ricorso individuale (comunemente detto ricorso cedu) costituisce il mezzo principale di accesso alla Corte.
Il ricorso cedu può essere proposto da persone fisiche, organizzazioni non governative o gruppi di individui che si ritengano vittime di una violazione imputabile a uno Stato contraente, a condizione che siano stati previamente esperiti e esauriti i rimedi interni effettivi.
La Corte richiede particolari e severe forme per la presentazione dei ricorsi.
La Corte verifica in primo luogo la ricevibilità del ricorso, ossia la sussistenza della qualità di vittima, il rispetto del termine di 4 mesi dalla decisione interna definitiva, l’assenza di manifesta infondatezza o abuso del diritto di ricorso, ecc.
PER APPROFONDIMENTI leggi:
- Ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (c.d. ricorso CEDU), con una GUIDA COMPLETA
- Sentenza passata in giudicato, per comprende quando vi è l’esaurimento delle vie interne di ricorso
- 10 modi per impugnare una sentenza della Cassazione
- Revisione europea del processo
- Come riaprire un processo contrario alla CEDU
Misura provvisoria
La misura provvisoria è uno strumento eccezionale con cui la Corte EDU, su richiesta motivata del ricorrente, ordina allo Stato di compiere o non compiere un determinato atto per evitare un danno grave e irreparabile, soprattutto agli articoli 2 e 3 CEDU.
È richiesta con un’istanza separata e urgente, di regola via fax o modulo elettronico.
Occorre illustrare e argomentare in modo concreto e documentato il rischio immediato (es. con certificati medici, decisioni interne, provvedimenti di allontanamento, ecc.).
Inoltre, va fornita la prova che non vi sono più rimedi effettivi a livello nazionale.
Se accolta, la misura è vincolante, per cui lo Stato che la viola rischia una condanna autonoma per inosservanza e una grave compromissione della propria posizione nel merito.
Per il difensore, la prassi più efficace è predisporre un dossier sintetico ma completo (timeline degli atti interni, copia degli ultimi provvedimenti, prove del rischio) e coordinare l’istanza di misura provvisoria con il deposito contestuale o immediatamente successivo del ricorso principale.
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo sulla GUIDA PRATICA per chiedere una misura provvisoria alla Corte europea
Ricorso interstatale

Il ricorso interstatale è infine il meccanismo con cui uno Stato parte della Convenzione può denunciare alla Corte EDU un altro Stato contraente per violazioni sistemiche o specifiche dei diritti garantiti dalla CEDU, indipendentemente dall’esistenza di singole vittime identificate.
Si tratta di uno strumento oggettivo di tutela collettiva, utilizzato però raramente.
Funzione consultiva

La funzione consultiva della Corte EDU consiste nella possibilità di rendere pareri motivati sull’interpretazione della Convenzione e dei suoi Protocolli.
Il parere non può accertare una responsabilità e non risolve controversie singole.
La Corte quindi utilizza i parere per:
- chiarire in via preventiva la portata dei diritti convenzionali
- orientare la giurisprudenza interna
- contribuire a prevenire future violazioni
- rafforzare la coerenza complessiva del sistema CEDU
Composizione Corte EDU

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha una composizione stabile, pensata per garantire rappresentatività degli Stati membri e, al tempo stesso, indipendenza dei singoli giudici.
È strutturata in giudici eletti per un lungo mandato non rinnovabile e organizzata in sezioni, comitati, Camere e Grande Camera, che sono i collegi chiamati a decidere sui ricorsi.
La Corte è composta da un numero di giudici pari a quello degli Stati parte della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questo significa che ogni Stato ha “il proprio” giudice, ma questi siedono a titolo individuale e non come rappresentanti governativi.
I giudici devono possedere i requisiti per l’esercizio delle più alte funzioni giudiziarie nel loro Paese o essere giuristi di riconosciuta competenza. Inoltre, i giudici sono tenuti a garantire indipendenza, imparzialità e disponibilità a tempo pieno.
I giudici sono eletti dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa su liste di tre candidati presentate da ciascuno Stato contraente, secondo una procedura che mira a garantire trasparenza e merito.
Il mandato ha durata di 9 anni, non è rinnovabile e si interrompe comunque al compimento di una certa età (70 anni secondo il sistema delineato dal Protocollo n. 14), così da evitare forme di dipendenza da eventuali prospettive di rielezione.
La Corte, riunita in seduta plenaria, elegge al proprio interno il Presidente, per un periodo di 3 anni, rinnovabile.
Per la gestione del contenzioso, la Corte è suddivisa in 5 sezioni, che sono formazioni permanenti di giudici, costituite in modo da garantire equilibrio geografico, di genere e tra i diversi sistemi giuridici europei.
All’interno di ciascuna sezione operano:
- il giudice unico, competente a dichiarare irricevibili in via sommaria i ricorsi manifestamente infondati o abusivi
- i comitati di tre giudici, incaricati di decidere sui ricorsi che non pongono questioni nuove e rientrano in una giurisprudenza consolidata
- le Camere di sette giudici, che esaminano i casi ordinari sul merito
Questa architettura multilivello consente di filtrare i ricorsi e concentrare l’attenzione collegiale sui casi che sollevano questioni complesse o nuove in materia di diritti umani.
La Grande Camera
La Grande Camera è composta da 17 giudici ed è chiamata a decidere le cause di particolare importanza, che sollevano seri problemi di interpretazione della Convenzione, conflitti di giurisprudenza o questioni di grande rilievo per l’ordinamento europeo dei diritti umani.
Ne fanno parte di diritto il Presidente della Corte, i vicepresidenti e i presidenti di sezione, oltre al giudice eletto a titolo dello Stato convenuto, mentre gli altri membri sono scelti mediante rotazione in modo da assicurare un’equa partecipazione.
La Grande Camera si pronuncia anche sui rinvii da una Camera quando il caso presenta un interesse generale, costituendo il vertice interpretativo del sistema.
Ricevibilità del ricorso alla Corte europea

Perché la Corte europea dei diritti dell’uomo possa esaminare il merito di un ricorso, è necessario che quest’ultimo soddisfi una serie di criteri di ricevibilità previsti dalla Convenzione e dalla prassi giurisprudenziale.
In assenza di tali condizioni, la Corte dichiara il ricorso inammissibile, impedendo così che la sostanza delle doglianze sia mai esaminata.
Devi infatti sapere che circa il 97 % dei ricorsi ricevuti dalla Corte vengono dichiarati irricevibili proprio per il mancato rispetto di questi criteri.
I criteri principali si possono riassumere come segue:
- Esaurimento delle vie di ricorso interne e termine per la presentazione. Ciò significa che il ricorrente deve aver utilizzato tutti i rimedi giurisdizionali disponibili nel proprio Paese (generalmente fino alla Corte di Cassazione), anche se in casi eccezionali è possibile impugnare una sentenza doppia conforme pronunciata dalla Corte di appello
- Impugnazione entro 4 mesi dalla decisione interna definitiva
- Qualità di “vittima”. Chi presenta il ricorso deve dimostrare di essere vittima diretta o indiretta della presunta violazione dei diritti garantiti dalla Convenzione (per esempio, non si può presentare un ricorso per una violazione che subiscono altri o la collettività se non si fa parte di tale collettività
- Responsabilità statale, in quanto la violazione denunciata deve essere imputabile allo Stato convenuto
- Materia del ricorso. Le doglianze devono riguardare diritti effettivamente protetti dalla Convenzione o dai suoi Protocolli, perché, se il caso verte su questioni estranee all’ambito convenzionale, la Corte può dichiarare il ricorso irricevibile
- Assenza di pregiudizio importante e non manifestamente infondato. Il ricorso deve evidenziare un pregiudizio rilevante e non essere “manifestamente infondato”, ossia privo di concreto fondamento giuridico o fattuale
- Divieto di ripetizione di domande già esaminate. Non possono essere accettati ricorsi che ripropongono fatti o doglianze già oggetto di una precedente decisione della Corte o di altro organo internazionale
L’assistenza legale nella procedura dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo è quindi fondamentale.
Sebbene il ricorso possa essere inizialmente presentato anche personalmente dalla parte, l’eventuale superamento del filtro di ammissibilità comporta l’obbligo di nominare un avvocato abilitato per la successiva fase del procedimento.
Per questo motivo, è altamente consigliabile affidarsi sin da subito a un legale esperto in ricorsi alla Corte EDU, al fine di evitare gravi errori formali e garantire la corretta impostazione del caso fin dalla fase introduttiva.
Sentenze Corte europea

Il ricorso alla Corte europea contiene, nel suo formulario, una specifica sezione F ove occorre fornire una “Esposizione della/e violazione/i lamentata/e della Convenzione e/o dei Protocolli e relative argomentazioni a sostegno“.
In questa sezione, la citazione della giurisprudenza della stessa Corte europea riveste un’importanza strategica fondamentale di cui si serve l’avvocato esperto in ricorsi alla Corte EDU.
Citare precedenti rilevanti della Corte EDU è infatti uno degli strumenti più efficaci per dimostrare che la violazione lamentata si inserisce in un orientamento già riconosciuto come contrario alla Convenzione.
Così come, nei giudizi nazionali, un avvocato valorizza i precedenti interni — specialmente quelli delle Corti d’appello e della Corte di Cassazione — per sostenere l’ammissibilità e la fondatezza delle proprie argomentazioni, davanti alla Corte europea è essenziale richiamare sentenze già pronunciate dalla stessa Corte EDU, anche se riguardano altri Stati membri.
L’autorità della Corte non dipende infatti dallo Stato convenuto, ma dalla coerenza interpretativa dei diritti convenzionali.
Un avvocato esperto in ricorsi alla Corte EDU sa individuare i precedenti più pertinenti attraverso una manualistica specialistica e l’analisi sistematica della banca dati HUDOC.
Questo approccio rafforza la credibilità del ricorso e consente anche di orientare la Corte verso una pronuncia conforme alla propria consolidata giurisprudenza.
Efficacia sentenze Corte EDU

L’articolo 46 della Convenzione europea dispone che:
Le Alte Parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte sulle controversie nelle quali sono parti
Ciò significa che la Convenzione impone allo Stato condannato di conformarsi alla decisione internazionale, attraverso misure che possono essere:
- individuali, per la riapertura o rinnovazione del giudizio, restitutio in integrum (cioè ripristino di una situazione precedente), equa soddisfazione (cioè un risarcimento economico concesso dalla Corte EDU a carico dello Stato)
- misure generali, per riforme legislative, cambi di prassi amministrative e giurisprudenziali, la cui attuazione è sottoposta al controllo del Comitato dei Ministri
In ogni caso, anche se la sentenza è formalmente vincolante solo per lo Stato che è stato parte nel caso deciso, la giurisprudenza e la dottrina hanno elaborato le nozioni di “autorità di cosa giudicata” (res judicata) e soprattutto di “cosa interpretata” (res interpretata).
Ogni sentenza della Corte EDU contribuisce quindi a definire in modo autentico il contenuto della Convenzione e opera come parametro interpretativo obbligato per tutti i giudici nazionali, anche in controversie future e diverse.
In Stati come l’Italia, ciò si traduce in un obbligo di “interpretazione conforme” e, nei casi più avanzati, nella riapertura dei processi o nella revisione del giudicato, come mostrano le riforme sulla revisione penale “europea”.
L’obbligo di interpretazione conforme significa che il giudice nazionale, quando applica una norma interna, deve scegliere – tra tutte le letture giuridicamente sostenibili – quella che rende quella norma compatibile con la CEDU e con la giurisprudenza della Corte EDU. In pratica, prima di pensare a disapplicare o sollevare questioni di legittimità, il giudice è tenuto a “piegare” il diritto interno verso un’interpretazione che rispetti i diritti convenzionali, fermandosi solo dove ciò richiederebbe un risultato contra legem o in contrasto con la Costituzione nazionale.
Contatti della Corte europea
I contatti principali della Corte europea dei diritti dell’uomo sono i seguenti.
- Indirizzo postale (per i ricorsi e la corrispondenza):
The Registrar
European Court of Human Rights
Council of Europe
1 avenue de l’Europe
67075 Strasbourg Cedex
FRANCE - Telefono centralino: +33 (0)3 88 41 20 18 (talvolta indicato anche come 0033 3 88 41 20 18)
- Fax cancelleria (storicamente indicato): +33 (0)3 88 41 27 30
- Sito ufficiale: https://www.echr.coe.int
da qui si accede alle pagine su ricorsi, modulistica, FAQ e HUDOC che generalmente sono in inglese e francese
Valutazioni presupposti per ricorso CEDU alla Corte europea
Rivolgiti al nostro Studio legale Piemonte se:
- hai esaurito le vie interne di ricorso (generalmente fino alla Corte di Cassazione) e quindi la sentenza definitiva non è più impugnabile in Italia
- sei ancora nei termini per poter ancora ricorrere alla Corte europea (ossia nel termine di 4 mesi dalla sentenza definitiva)
Potrai ricevere un preventivo sulla valutazione dei presupposti per poter ricorrere alla Corte europea.
I nostri preventivi sono chiari e trasparenti (sia per la valutazione dei presupposti per ricorrere sia per l’eventuale scelta di ricorrere alla Corte europea).
Abbiamo già aiutato moltissime persone a veder riconoscere i propri diritti per un ingiusto processo e saremo felici di poter aiutare anche te.
Scrivici a supporto@studiopiemonte.com oppure compila il modulo nella pagina CONTATTACI






