La disforia di genere è il disagio, clinicamente significativo e persistente, che nasce dalla distanza fra il genere che una persona sente proprio e quello che le è stato assegnato alla nascita. Non è la condizione di essere transgender: è il malessere che può accompagnarla, e che il DSM-5-TR richiede duri almeno sei mesi perché si possa parlare di diagnosi.
In Italia quella diagnosi ha anche un peso giuridico: è il documento su cui si apre il procedimento di rettificazione di attribuzione di sesso previsto dalla legge 14 aprile 1982, n. 164. In questa pagina trovi tutte e due le cose, il quadro clinico e quello legale.
Indice
Cos’è la disforia di genere?

La disforia di genere è caratterizzata da un forte disagio affettivo e cognitivo in relazione al genere assegnato alla nascita, che il DSM-5-TR richiede sia presente da almeno sei mesi e comporti una compromissione significativa del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.
Le tre parole che si trovano più spesso confuse sono queste:
- Transgender: chi si identifica in modo transitorio o persistente con un genere diverso da quello assegnato alla nascita.
- Transessuale: chi desidera attuare o ha attuato una transizione da maschio a femmina o viceversa. Nella maggior parte dei casi, ma non in tutti, la persona inizia un trattamento con ormoni del sesso opposto e si sottopone a chirurgia degli organi genitali.
- Disforia di genere: il disagio clinicamente rilevante. Si può essere transgender senza disforia; è la disforia, non l’identità, a ricevere una diagnosi.
Sono l’avvocato Gianluca Piemonte. Insieme all’avv. Alessandra Scaffidi mi occupo da anni del procedimento di rettificazione anagrafica di sesso e nome, davanti ai tribunali italiani.
In un altro mio articolo ho scritto una Guida completa su come cambiare sesso in Italia, in cui descrivevo i 3+1 step del percorso di transizione:
- Percorso psicologico
- Terapia ormonale
- Iter legale
- Operazione chirurgica (eventuale e non obbligatoria: lo ha confermato la Corte costituzionale con le sentenze n. 221 del 2015 e n. 180 del 2017)
La diagnosi nasce dentro il primo step, il percorso psicologico, ed è quella che poi il tribunale legge. Serve una relazione con diagnosi di disforia di genere da parte di uno psicologo, psicoterapeuta o psichiatra.
Sulla parte clinica ho rivolto otto domande alla Dott.ssa Alessandra Merola, psicologa psicoterapeuta. Le sue risposte sono i paragrafi da «Quali sono i sintomi» a «Qual è il trattamento»; la parte giuridica che segue è mia.
La disforia di genere è una malattia?

No, e la fonte è l’Organizzazione mondiale della sanità. Nell’ICD-11, la classificazione internazionale delle malattie, l’incongruenza di genere è stata tolta dal capitolo dei disturbi mentali e collocata nel capitolo dedicato alle condizioni relative alla salute sessuale, con il codice HA60 per l’adolescenza e l’età adulta. L’OMS ha motivato lo spostamento con il fatto che classificarla fra i disturbi mentali produce stigma, mantenendo però la voce in classificazione perché resti garantito l’accesso alle cure psicologiche, ormonali e chirurgiche.
Il DSM-5-TR continua invece a includere la disforia di genere, ma diagnostica il disagio, non l’identità: è una distinzione che in sede giudiziaria conta, perché il ricorso non chiede al giudice di accertare una patologia.
Quali sono i sintomi della disforia di genere?

Alla disforia di genere si accompagnano spesso ansia, depressione, irritabilità e abuso di sostanze.
Gli adolescenti e gli adulti con disforia di genere che non hanno ancora intrapreso un percorso di affermazione presentano un maggior rischio di ideazione suicidaria e di tentativi di suicidio. È uno dei motivi per cui il sostegno psicologico non si interrompe quando arriva la diagnosi.
Sono frequenti anche difficoltà relazionali e nella vita sessuale, e un rendimento scolastico o lavorativo compromesso: pesano la stigmatizzazione, la discriminazione e le esperienze di vittimizzazione, che alimentano una concezione di sé negativa.
A che età si manifesta?

L’esordio di comportamenti del genere opposto avviene in genere tra i 2 e i 4 anni. È in questa fase che i bambini cominciano a manifestare i comportamenti e gli interessi legati al genere, ed è anche la ragione per cui la sola presenza di questi comportamenti nell’infanzia non basta a fare una diagnosi.
C’è una differenza tra la disforia di genere nei bambini e negli adulti?

Secondo il DSM-5-TR, l’edizione riveduta del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali pubblicata in italiano nel marzo 2023, la disforia di genere nei bambini, negli adolescenti e negli adulti è caratterizzata da una marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso e il genere assegnato, della durata di almeno 6 mesi. Cambiano però i criteri richiesti nelle due fasce d’età, ed è per questo che la valutazione di un bambino non si fa con lo stesso strumento con cui si valuta un adulto.
La disforia di genere si manifesta in modo diverso nelle varie fasce d’età.
Come si manifesta la disforia di genere nelle bambine e nei bambini?

Questi sono i comportamenti che il manuale elenca fra i criteri diagnostici per l’infanzia: presi singolarmente non dicono nulla, ed è la loro persistenza per almeno sei mesi, insieme al disagio, a rilevare.
Le bambine con disforia di genere possono esprimere il desiderio di essere un bambino o affermare di essere un bambino. Si vestono o vorrebbero vestirsi come un maschio, spesso portano i capelli come i bambini e vorrebbero essere chiamate con nomi maschili. Utilizzano giochi tipicamente maschili e scelgono compagni di gioco maschi. Alcune volte si rifiutano di urinare in posizione seduta ed esprimono il desiderio di avere un pene. In alcuni casi possono sostenere di non volere che a loro cresca il seno o che vengano loro le mestruazioni.
Viceversa i bambini con disforia di genere esprimono il desiderio di essere delle bambine, si vogliono vestire da femmina, evitano giochi stereotipicamente maschili e preferiscono la compagnia delle bambine. Alcuni bambini insistono per urinare seduti e possono affermare di non avere il pene. Altri possono essere disgustati dal loro pene o dai testicoli e vorrebbero avere una vagina.
Quando la disforia riguarda un minorenne, il percorso e le sue conseguenze legali seguono regole proprie: ne ho scritto in cambio sesso per minorenni.
E negli adolescenti e negli adulti?

Negli adolescenti con disforia di genere le caratteristiche cliniche possono assomigliare a quelle dei bambini o degli adulti con disforia, inoltre è presente spesso una preoccupazione per l’imminente sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie.
Negli adulti con disforia di genere, oltre alla discrepanza tra il genere esperito e le caratteristiche fisiche, è spesso presente il desiderio di liberarsi dei caratteri sessuali primari e secondari del genere assegnato alla nascita.
Gli adulti con disforia di genere spesso adottano l’abbigliamento e i comportamenti del genere opposto a quello assegnato alla nascita. Si sentono a disagio quando sono trattati dalle altre persone con il sesso assegnato loro alla nascita. In queste persone è presente una forte convinzione di avere i sentimenti e le reazioni tipici del genere opposto. Negli adulti con un’avversione per i propri genitali l’attività sessuale è limitata dal desiderio che il partner non tocchi i propri organi sessuali.
Alcuni adulti possono richiedere sia la terapia ormonale sia l’intervento chirurgico per la riassegnazione del genere, altre persone, invece, scelgono o solo il trattamento ormonale o solo quello chirurgico.
La disforia di genere può essere transitoria?

È la domanda che arriva più spesso dai genitori. La risposta onesta è che il criterio dei sei mesi e la valutazione prolungata esistono proprio per distinguere una fase da una condizione persistente: nessun clinico serio pone una diagnosi dopo un colloquio, e nell’infanzia la valutazione è ancora più cauta.
Sui tassi di persistenza in età evolutiva la letteratura scientifica non è concorde, e i numeri che circolano in rete provengono spesso da studi con criteri di selezione molto diversi fra loro. Per la parte giuridica il punto è un altro: il tribunale non decide su una previsione, decide su un percorso già svolto e documentato.
Come si fa una diagnosi di disforia di genere?

Per diagnosticare la disforia di genere ci si basa sui criteri diagnostici del DSM-5-TR.
Gli individui con disforia di genere mostrano una incongruenza tra il genere assegnato alla nascita e il genere esperito. Questa discrepanza è l’aspetto principale per poter fare la diagnosi.
Chi la può fare. Uno psicologo psicoterapeuta, uno psichiatra o un neuropsichiatra infantile per i minori. Non serve una struttura pubblica: la relazione di un professionista privato ha lo stesso valore davanti al tribunale.
Quanto dura. Il percorso di valutazione non si esaurisce in un colloquio. I centri italiani prevedono un periodo di osservazione di alcuni mesi prima che la relazione venga rilasciata.
Che cosa deve contenere, per il tribunale. La relazione che si allega al ricorso deve dare conto della diagnosi, del percorso svolto, della persistenza della condizione e della consapevolezza della persona rispetto al passo che sta compiendo. È il documento su cui il giudice decide.
Dove si fa la diagnosi: i centri in Italia

Il percorso si può fare nel servizio sanitario pubblico o privatamente. Per trovare le strutture pubbliche più vicine esiste una mappa istituzionale, curata dall’Istituto Superiore di Sanità insieme all’UNAR sul portale Infotrans.it, che si filtra per regione e per tipo di servizio ed è l’unico elenco che viene tenuto aggiornato.
Per dare un’idea di come sono organizzati questi servizi: all’ospedale Niguarda di Milano il percorso passa dall’Ambulatorio di Incongruenza di Genere, afferente all’Endocrinologia, a cui si accede con impegnativa per visita endocrinologica con quesito diagnostico. All’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze se ne occupa la struttura di Andrologia ed Endocrinologia di Genere, che coordina anche il centro regionale toscano per l’identità di genere e lavora con un’équipe di endocrinologi, psicologi, psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili e psichiatri.
La differenza fra pubblico e privato pesa sui tempi e sui costi, non sul valore legale: davanti al tribunale conta che la relazione ci sia e sia motivata, non da quale ente proviene.
Qual è il trattamento?

È necessario un percorso psicoterapeutico per poter avere una diagnosi di disforia di genere. Però, essendo il percorso di transizione un periodo molto delicato nella vita della persona transgender, è consigliato proseguire anche dopo l’ottenimento della diagnosi.
Dopo la diagnosi. La terapia ormonale si avvia con lo specialista endocrinologo e non richiede l’autorizzazione del giudice. L’intervento chirurgico è eventuale.
Per approfondire leggi anche le 45 domande frequenti sul cambio sesso.
Dalla diagnosi alla rettifica anagrafica: cosa chiede il tribunale

La rettificazione di attribuzione di sesso si ottiene con sentenza del tribunale, secondo la legge 14 aprile 1982, n. 164. Il procedimento segue il rito ordinario di cognizione disciplinato dall’art. 31 del d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150, ed è promosso con atto di citazione davanti al tribunale del luogo di residenza, con la partecipazione del pubblico ministero.
Che cosa si allega: la relazione dello specialista con la diagnosi e il percorso svolto, la documentazione dell’eventuale terapia ormonale, i certificati anagrafici. La sentenza che accoglie ordina all’ufficiale di stato civile la rettificazione dell’atto di nascita, e da lì si aggiornano gli altri documenti.
Serve l’operazione per cambiare i documenti?

No. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 221 del 2015 e poi con la n. 180 del 2017, ha escluso che l’intervento chirurgico demolitorio o modificativo dei caratteri sessuali primari sia una condizione necessaria per ottenere la rettificazione anagrafica: quello che il giudice accerta è il percorso di transizione, non un requisito anatomico.
Su questa linea si è mossa anche la sentenza n. 143 del 2024, depositata il 23 luglio, che ha dichiarato illegittimo l’art. 31, comma 4, del d.lgs. 150/2011 nella parte in cui prescriveva l’autorizzazione del tribunale al trattamento medico-chirurgico anche quando le modificazioni già intervenute erano ritenute dallo stesso tribunale sufficienti ad accogliere la domanda di rettificazione. Nella stessa pronuncia la Corte ha dichiarato inammissibili le questioni sul riconoscimento di un genere non binario, rimettendo la scelta al legislatore.
CONCLUSIONI
Hai già la diagnosi e vuoi cambiare i documenti? Il passo successivo è il ricorso al tribunale. Puoi scrivermi a supporto@studiopiemonte.com oppure dalla pagina CONTATTACI.
Se invece vuoi contattare la dott.ssa psicologa Alessandra Merola puoi visitare il suo sito cliccando in questo link: https://psicologamerola.it/consulenza-psicologica/disforia-genere/




