Proposta di definizione accelerata della Corte di Cassazione

Proposta di Definizione Accelerata: Cosa fare? Come impugnare alla Corte EDU

Se hai ricevuto una proposta di definizione accelerata dalla Corte di Cassazione, hai 40 giorni di tempo per decidere cosa fare:

  • se proseguire la causa in Cassazione o abbandonarla
  • oppure se impugnare direttamente alla Corte europea dei diritti dell’uomo con un c.d. ricorso cedu

Quest’ultima soluzione è ancora poco conosciuta in Italia, ma è possibile in rari casi.

Sono l’avvocato Gianluca Piemonte, iscritto all’albo degli avvocati cassazionisti, tra i pochi avvocati in Italia e in Europa ad occuparmideiricorsi alla Corte europea (cc.dd. ricorsi cedu).

In questo articolo ti parlerò di tutte le soluzioni da poter adottare, soffermandomi su aspetti pratici poco conosciuti sia dalle persone interessate sia da Colleghi avvocati.

Iniziamo comunque da alcune premesse che sono fondamentali per comprendere bene la questione.

Cosa è la Proposta di definizione accelerata?

La proposta di definizione accelerata dell’art. 380-bis c.p.c. dopo la riforma Cartabia: si applica solo ai ricorsi civili in Cassazione

La “proposta di definizione accelerata” è stata introdotta dall’articolo 380-bis del Codice di Procedura Civile (c.p.c.) italiano per agevolare la risoluzione rapida dei ricorsi civili pendenti presso la Corte di Cassazione civile.

Può quindi essere applicato solo ai procedimenti trattati dalla sezione civile (non applicandosi ai processi penali).

Tale proposta per la decisione accelerata dei ricorsi in Cassazione è stata introdotta dal D. Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149 (c.d. “Riforma Cartabia”).

Scopo della riforma Cartabia per l’art. 380-bis c.p.c.

L’obiettivo principale della riforma Cartabia per il procedimento in Cassazione è quello della modernizzazione e l’efficientamento del sistema giudiziario italiano. Uno degli strumenti inclusi in questa riforma è il rafforzamento del procedimento di definizione accelerata, disciplinato dall’art. 380-bis del Codice di Procedura Civile (c.p.c.).

Gli scopi principali della riforma in merito a questo specifico procedimento sono:

  1. Riduzione dei tempi processuali in Cassazione, per velocizza l’emissione delle sentenze e snellendo l’iter processuale. La definizione accelerata permette di evitare lunghe attese, risolvendo rapidamente i casi che appaiono inammissibili, improcedibili o manifestamente infondati
  2. Sgravio del carico di lavoro della Corte di Cassazione, per alleggerire il carico di lavoro della Suprema Corte italiana, in modo da consentirgli di concentrarsi su questioni più complesse e rilevanti. Questo contribuisce a migliorare l’efficienza complessiva del sistema giudiziario
  3. Miglioramento dell’efficienza giudiziaria, per rendere il sistema giudiziario più efficiente e reattivo, riducendo i tempi di attesa per i cittadini e le imprese. Questo ha quindi l’obiettivo di aumentare la fiducia nel sistema giudiziario e di favorire un ambiente più favorevole agli investimenti e alla crescita economica

Tuttavia, come avvocato che segue moltissimi casi alla Corte europea, mi corre l’obbligo di rilevare che queste riforme per snellire il carico giudiziario sono spesso la causa di sentenze “frettolose” e illegittime.

Ecco cosa prevede espressamente la norma giuridica riformata nel 2022.

Art. 380-bis c.p.c. “Procedimento per la decisione accelerata dei ricorsi inammissibili, improcedibili o manifestamente infondati”

Procedimento dell’art. 380-bis c.p.c.: chi formula la proposta, i presupposti, il termine di quaranta giorni e la nuova procura speciale

Se non è stata ancora fissata la data della decisione, il presidente della sezione o un consigliere da questo delegato può formulare una sintetica proposta di definizione del giudizio, quando ravvisa la inammissibilità, improcedibilità o manifesta infondatezza del ricorso principale e di quello incidentale eventualmente proposto. La proposta è comunicata ai difensori delle parti.

Entro quaranta giorni dalla comunicazione la parte ricorrente, con istanza sottoscritta dal difensore munito di una nuova procura speciale, può chiedere la decisione. In mancanza, il ricorso si intende rinunciato e la Corte provvede ai sensi dell’articolo 391.

Se entro il termine indicato al secondo comma la parte chiede la decisione, la Corte procede ai sensi dell’articolo 380 bis 1 e quando definisce il giudizio in conformità alla proposta applica il terzo e il quarto comma dell’articolo 96.

PROCEDIMENTO per la decisione accelerata dei ricorsi inammissibili, improcedibili o manifestamenti infondati

La norma giuridica prevede dunque una sorta di sub-procedimento, nel quale il Presidente della Sezione competente oppure un consigliere da lui delegato può formulare “una sintetica proposta di definizione del giudizio” (una specie di progetto di sentenza).

Ciò è possibile fino a quando non sia ancora stata fissata la decisione tramite discussione in pubblica udienza o adunanza in camera di consiglio.

La proposta è quindi formulata se la Corte di Cassazione ritiene il ricorso per Cassazione:

  1. inammissibile (ad esempio per mancanza di specificità dei motivi, violazione del principio di autosufficienza, mancanza di procura speciale, ecc.)
  2. improcedibile (ad esempio se il ricorso per Cassazione non viene depositato entro venti giorni dall’ultima notificazione alle parti contro le quali è proposto, non vengono depositati insieme al ricorso per Cassazione la copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, non viene depositata la procura speciale conferita con atto separato o gli atti processuali, i documenti , i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda, ecc.)
  3. manifestamente infondato (ad esempio se vi è contrasto con la giurisprudenza consolidata, argomentazioni giuridiche infondate o pretestuose, questioni irrilevanti, ecc.)

La proposta di definizione del giudizio sarà comunicata, a cura della cancelleria ai difensori delle parti, i quali hanno facoltà di scegliere (entro 40 giorni) se:

  • chiedere che la causa venga comunque decisa nelle forma ordinaria. In questo caso il difensore deve farsi conferire un’altra procura speciale dal cliente per chiedere che si proceda alla definizione del processo in Cassazione con le modalità ordinarie del procedimento mediante decisione in Camera di Consiglio
  • oppure rinunciare alla causa

Se la parte rimane inattiva (non presentando nessuna istanza) verrà considerata la rinuncia implicita.

Conseguenze

Conseguenze economiche della proposta di definizione accelerata: rinuncia con compensazione delle spese oppure triplice condanna

Come hai letto, la parte processuale può scegliere di proseguire il processo o rinunciare.

Fin da ora posso anticiparti che sono rari i casi in cui si potrebbe ottenere una vittoria in Cassazione dopo aver ricevuto una precedente proposta di abbandono da parte della Corte.

La scelta tra proseguire o rinunciare ha importanti conseguenze economiche:

  1. Se si sceglie la Rinuncia alla causa in Cassazione:
  • la Corte potrebbe compensare le spese, cioè decidere di non condannare la parte al pagamento delle spese processuali; o, in alternativa, potrebbe applicare l’art. 391 c.p.c., condannando la parte ricorrente solo al pagamento delle spese processuali
  • non è mai previsto il pagamento del doppio del contributo unificato come sanzione
  1. Se si sceglie la decisione, nonostante la proposta di abbandono, e poi il ricorso sarà rigettato, la Corte di Cassazione:
  • condannerà al pagamento delle spese processuali, in conformità con l’art. 391 c.p.c.
  • sanzionerà al pagamento del doppio del contributo unificato, ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002
  • applicherà una ulteriore sanzione per lite temeraria ai sensi dell’art. 96 c.p.c., che potrebbe ammontare ad ulteriori migliaia di euro

Su qual è la soluzione migliore da adottare, ritorneremo dopo. Adesso passiamo a una delle questioni che più interessa chi ottiene una proposta di definizione accelerata in Cassazione.

QUESTIONE incompatibilità se il giudice che formula la proposta da parte del collegio decisionale

Sezioni Unite n. 9611 del 2024: il consigliere che formula la proposta ex art. 380-bis c.p.c. può far parte del collegio che decide

A seguito dell’entrate in vigore della riforma Cartabia che ha introdotto l’art. 380-bis c.p.c., sulla definizione accelerata, è sorta la seguente questione che riguarda moltissimi casi.

Cosa accade se il Presidente o il Consigliere che formula la proposta di definizione accelerata fa parte del Collegio che in seguito definirà il giudizio?

Si tratta di incompatibilità illegittima? Assolutamente no.

La questione è stata infatti rimessa alle Sezioni unite della Corte di Cassazione, le quali hanno stabilito che:

Nel procedimento ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., il Presidente della sezione o il consigliere delegato, che abbia formulato la proposta di definizione accelerata, può far parte, ed eventualmente essere nominato relatore, del collegio che definisce il giudizio ai sensi dell’art. 380-bis.1, non versando in situazione di incompatibilità agli effetti degli artt. 51, comma 1, n. 4, e 52 cod. proc. civ.

Cassazione, Sezioni Unite, Sentenza 10 aprile 2024, n. 9611

Le Sezioni Unite hanno infatti chiarito che tale proposta di definizione accelerata:

  • non rivela una funzione decisoria
  • non è suscettibile di assumere valore di pronuncia definitiva, né la decisione in camera di consiglio conseguente alla richiesta del ricorrente si configura quale fase distinta, che si sussegue nel medesimo giudizio di cassazione con carattere di autonomia e con contenuti e finalità di riesame e di controllo sulla proposta stessa

L’orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione è peraltro conforme alla giurisprudenza della Corte EDU (Corte europea dei diritti dell’uomo) e, in particolare, all’art. 6 CEDU.

Strategie processuali in caso di proposta di definizione accelerata

Strategie dopo la proposta di definizione accelerata: valutare con il legale, il rischio della triplice condanna, il ricorso alla Corte europea

Ritorniamo quindi alla soluzione pratica da adottare se si riceve una proposta di definizione accelerata da parte della Corte di Cassazione civile.

Innanzitutto, occorre valutare attentamente con il proprio avvocato cassazionista se chiedere la prosecuzione del processo, ma solo se vi siano ottime ragioni per convincere la Corte di Cassazione ad accogliere il ricorso.

Come detto, se il ricorso per Cassazione è rigettato dopo una proposta di definizione accelerata, si rischia però una sorta di “triplice condanna” (spese legali + sanzione del pagamento del doppio del contributo unificato + sanzione per lite temeraria).

In ogni caso, sarà comunque possibile impugnare la sentenza o l’ordinanza conclusiva della Corte di Cassazione alla Corte europea dei diritti dell’uomo, come si dirà meglio nel paragrafo successivo.

Impugnazione della proposta di definizione accelerata alla Corte europea

Se l’avvocato cassazionista ritiene che non vi siano possibilità di “vincere” in Cassazione e non si vuole rischiare una pesante condanna alle spese legali, occorre accettare la proposta della Cassazione e rinunciare al ricorso.

In astratto, sarebbe possibile impugnare già la proposta di definizione della Cassazione, in quanto anticiperebbe l’esito del processo (ovvero la dichiarazione di inammissibilità del ricorso per Cassazione).

Tuttavia, l’eventuale impugnazione della proposta di definizione accelerata non definisce (tecnicamente) il processo in Cassazione, dal momento che il procedimento (in caso di rinuncia) si conclude con un DECRETO DI ESTINZIONE solitamente comunicato entro qualche mese.

L’impugnazione alla Corte europea della proposta di definizione accelerata rischia di essere dichiarata inammissibile per mancato esaurimento delle vie interne di ricorso. Ragion per cui, nei casi in cui il nostro studio legale impugna già direttamente la proposta fornisce alla Corte europea particolari argomentazioni a sostegno di tale impugnazione anticipata, indicando alla sentenze della Corte EDU che ne giustifichino l’ammissibilità.

Occorre quindi valutare caso per caso l’impugnazione alla Corte europea della proposta di definizione anticipata, visionando il caso specifico, la proposta della Cassazione e i precedenti giurisprudenziali internazionali sul punto.

Impugnazione alla Corte europea della sentenza/ordinanza della Corte di Cassazione

Se la parte chiede (entro 40 giorni) la decisione, la Cassazione si pronuncerà quindi con una sentenza o, probabilmente, con una ordinanza.

Come detto, è assai raro ribaltare una proposta di definizione accelerata, in quanto, quasi sempre, la Corte di Cassazione “resta su i suoi passi” e conferma il rigetto.

In ogni caso, la sentenza oppure l’ordinanza della Cassazione è impugnabile alla Corte euopea entro il termine di 4 mesi.

Molti, infatti, pensano che la decisione definitiva della Corte di Cassazione non sia più impugnabile.

In realtà, vi sono diversi modi per impugnarla, come ho scritto nell’altro mio articolo 10 modi per impugnare la sentenza della Corte di Cassazione.

La modalità che offre diverse opportunità è proprio il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, da presentare entro 4 mesi dalla sentenza/ordinanza della Corte di Cassazione.

Quindi, devi sapere che la decisione definitiva della Corte di Cassazione è ancora impugnabile davanti a un organo giurisdizionale internazionale (Corte EDU).

Il vantaggio di rivolgersi alla Corte europea è che, in caso di rigetto del ricorso cedu, non è prevista la condanna alle spese legali e non è prevista nessuna sanzione, come è invece previsto in Italia.

Impugnazione alla Corte europea del decreto di estinzione del processo

A seguito della proposta di definizione, se il ricorrente (entro 40 giorni) non presenta un’istanza per chiedere la decisione, la Corte di Cassazione emetterà un decreto di estinzione del processo.

In questo modo, il ricorrente evita la gravosa condanna alle spese da parte della Cassazione.

L’ultima strada possibile è quella di impugnare alla Corte europea il decreto di estinzione entro 4 mesi dalla data di deposito.

Il ricorso cedu, ovviamente, sarà incentrato principalmente sulle motivazioni della Cassazione che erano state formulate nella proposta di definizione, oltreché sulle motivazioni fornite dai giudici dei gradi precedenti, a seconda del caso.

Quando si arriva a una proposta di definizione, l’eventuale ricorso alla Corte europea deve essere strutturato in modo particolare e con accuratezza, dal momento che non la questione si sposta sul diritto internazionale e non più sul merito.

PER APPROFONDIMENTI leggi l’altro mio articolo sulla GUIDA al ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Errori più frequenti per chi riceve la proposta di definizione accelerata

Errori più frequenti di chi riceve una proposta di definizione accelerata in Cassazione

Le strategie (sbagliate) più adottate da molti avvocati cassazionisti quando ricevono una proposta di definizione accelerata sono:

  • chiedere comunque la definizione del processo, senza avere nuove e diverse argomentazioni da formulare nella successiva memoria difensiva. Si tratta di un tentativo vano dell’avvocato cassazionista, spesso sollecitato dal cliente che vuole comunque insistere nel ricorso, e sperando che la Corte di Cassazione possa invertire il proprio orientamento dopo la proposta di abbandonare la causa. Così si va incontro a una quasi certa “triplice” condanna al pagamento delle spese processuali, al pagamento del doppio del contributo unificato e al pagamento della sanzione per lite temeraria
  • impugnare alla Corte europea la sentenza o l’ordinanza conclusiva della Corte di Cassazione perché il giudice che l’ha formulata ha fatto parte del Collegio che ha deciso il processo. Come ti dicevo nel paragrafo sopra, non vi è nessuna incompatibilità, come hanno stabilito sia le Sezioni Unite della Corte di Cassazione in Italia, sia la Corte EDU. Come ti dirò nelle conclusioni, l’impugnazione alla Corte europea è una strada di certo percorribile, ma per altri motivi che solo un avvocato che si occupa di ricorsi cedu può conoscere. Spesso si tratta della violazione dell’art. 6 CEDU sull’equo processo, ma non è sufficiente ricorrere alla Corte europea indicando la violazione dell’art. 6 CEDU, essendo richieste delle argomentazioni sul piano del diritto internazionale e la citazione di precedenti pertinenti a quel caso concreto (in materia di diritto alla prova, della parità delle armi, del contraddittorio, della motivazione, ecc.), oppure per violazione dell’art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU o di altre norme della Convenzione e dei suoi protocolli addizionali

Motivi per impugnare alla Corte europea

Ricorso alla Corte europea dopo la definizione accelerata: equo processo, diritto di proprietà, equo indennizzo e rimborso delle spese

Il ricorso alla Corte Europea (corte EDU) non è limitato a violazioni estreme come la tortura, come molti possono pensare se non conoscono la materia.

Questo mezzo di impugnazione internazionale può essere utilizzato anche per tutelare diritti connessi a controversie civili, penali, amministrative, tributarie, contabili, ecc., specialmente in caso di violazione del diritto a un processo equo, al diritto di proprietà, al diritto alla salute, al diritto a una retribuzione, diritto a un risarcimento del danno, ecc.

Quando una causa viene decisa con Proposta di definizione accelerata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è possibile che i processi dei gradi precedenti o dell’ultimo grado non abbiano garanti un processo equo.

Questo può avvenire, ad esempio, quando:

  • Il provvedimento non è adeguatamente motivato
  • Non vengono rispettate le garanzie di imparzialità e indipendenza del giudice
  • Il diritto di difesa risulta compromesso, ad esempio per mancata accessibilità agli atti fondamentali, alla possibilità di fornire una prova che avrebbe potuto mutare l’esito del processo
  • L’errata applicazione della legge che determini la perdita di beni, espropriazioni senza equo indennizzo o restrizioni sproporzionate ai diritti economici
  • ecc.

In questi casi, il ricorso alla Corte EDU consente di ottenere:

  • L’accertamento della violazione, con la condanna dello Stato italiano per il mancato rispetto della Convenzione
  • L’equo indennizzo, come risarcimento per il danno patrimoniale ed extrapatrimoniale subito
  • Il rimborso delle spese legali, sostenute per tutti i gradi di giudizio in Italia

CONCLUSIONI

In questo articolo hai quindi compreso che la Corte di Cassazione può proporre al ricorrente di abbandonare il processo se ritiene che il ricorso sia inammissibile, improcedibile o manifestamente infondato (ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.).

Se la parte ricorrente accetta la proposta e abbandona il processo in Cassazione, potrebbe solo essere condannata al pagamento delle spese processuali (ma non anche al pagamento del doppio del contributo unificato e della sanzione per lite temeraria).

Se, invece, la parte chiede la definizione del processo e la Corte di Cassazione dovesse poi rigettare il ricorso, allora il rischio è considerevole. Il ricorrente rischia una sorta di “triplice condanna“: 1) pagamento spese processuali; 2) pagamento del doppio del contributo unificato; 3) pagamento della sanzione per lite temeraria.

Il ricorrente in Cassazione, che riceve una proposta di definizione accelerata, ha quindi queste 3 soluzioni:

  1. rinunciare alla causa in Cassazione, accettando quindi la sconfitta processuale e senza aver mai più la possibilità di rimettere tutto in gioco per vincere
  2. chiedere comunque la decisione della causa, se si ritiene che vi siano ragioni per vincere. In caso di rigetto, il ricorrente potrà comunque impugnare entro 4 mesi alla Corte europea dei diritti dell’uomo con un avvocato esperto in ricorsi cedu
  3. rinunciare alla causa in Cassazione, ma comunque impugnare entro 4 mesi la proposta di definizione accelerata alla Corte europea dei diritti dell’uomo (in casi particolari) o impugnare entro 4 mesi il decreto di estinzione del processo in Cassazione

Sono l’avvocato Gianluca Piemonte, tra i pochi avvocati esperti in Italia e in Europa nei c.d. ricorsi cedu alla Corte europea. Il nostro studio legale ha già presentato moltissimi ricorsi contro lo Stato italiano o altri Stati europei.

Valuta quindi con il tuo avvocato cassazionista se proseguire o abbandonare il processo in Cassazione.

Se decidi di abbandonarlo e vuoi percorrere la strada di impugnare alla Corte europea la proposta di definizione anticipata o il decreto di estinzione, posso valutare i presupposti per presentare un ricorso alla Corte EDU.

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Ho già aiutato moltissime persone a tutelare i loro diritti (dopo un esito sfavorevole nei tribunali italiani) e sarò felice di poter aiutare anche te.

PER APPROFONFIMENTI leggi l’articolo Come Riaprire un Processo Contrario alla CEDU?

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