In pochi sanno che è possibile una revisione europea del processo penale.
Si tratta di un rimedio straordinario applicabile a determinate condizioni.
Per poter ottenere una revisione europea è necessario ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU), la quale può accertare violazioni dei diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
Molti non conoscono la possibilità della revisione europea perché si tende a pensare che una sentenza della Cassazione sia definitiva e non più impugnabile. Tuttavia, quando ci sono violazioni dei diritti fondamentali riconosciuti dalla CEDU, è possibile ricorrere alla Corte EDU per ottenere una revisione straordinaria prevista proprio dal codice di procedura penale italiano.
Sono l’avvocato Gianluca Piemonte, iscritto all’albo degli avvocati cassazionisti, e mi occupo in modo specifico di ricorsi alla Corte EDU.
In questo articolo esploreremo le fasi e le condizioni necessarie per richiedere la revisione del processo, nonché i rimedi offerti dalla Corte EDU in caso di violazioni dei diritti fondamentali.
Indice
Cos’è la revisione europea del processo penale?

La revisione europea del processo penale è un rimedio straordinario previsto dall’ordinamento italiano quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) accerta una violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) durante un processo penale concluso con sentenza definitiva.
La base normativa oggi è l’articolo 628-bis del Codice di Procedura Penale (c.p.p.), introdotto dalla riforma Cartabia (art. 36 del d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150) ed entrato in vigore il 30 dicembre 2022. La rubrica della norma dice già a cosa serve:
Richiesta per l’eliminazione degli effetti pregiudizievoli delle decisioni adottate in violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali o dei Protocolli addizionali
Prima del 2022 una norma dedicata non esisteva. Il rimedio era stato ricavato dall’art. 630 c.p.p. dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 113 del 2011, che aveva dichiarato illegittimo quell’articolo nella parte in cui non prevedeva la riapertura del processo quando questa serve a conformarsi a una sentenza definitiva della Corte EDU. Da lì viene il nome «revisione europea», rimasto in uso anche dopo la riforma.
Per cui, quando la Corte EDU emette una decisione definitiva che accerta una violazione dei diritti fondamentali durante il tuo processo penale, tale decisione è considerata un sorta di “fatto nuovo” incompatibile con la sentenza italiana. Questo ti dà il diritto di chiedere la revisione del processo nel sistema giudiziario italiano.
La revisione mira a riaprire il processo e consentire un nuovo esame del caso alla luce della violazione accertata. Per il condannato in via definitiva in Italia sarà quindi possibile “correggere l’ingiustizia“.
Quando è possibile richiedere la revisione europea

La revisione europea del processo penale, quindi, è possibile quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) ha accertato che, durante il tuo processo in Italia, sono stati violati diritti fondamentali tutelati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) o dei Protocolli addizionali.
In altre parole, se la Corte EDU ha emesso una sentenza definitiva che riconosce una violazione dei tuoi diritti durante il processo penale italiano, hai il diritto di chiedere la revisione del tuo caso nel sistema giudiziario italiano.
Questa revisione è necessaria per eliminare le conseguenze della violazione accertata e ottenere un nuovo giudizio conforme ai principi della CEDU.
Può quindi portare alla scarcerazione e anche al risarcimento danno per ingiusta detenzione.
Per richiedere la revisione europea, è fondamentale:
- aver esaurito tutti i mezzi di ricorso interni, poiché la Corte EDU richiede che tu abbia utilizzato tutte le vie legali disponibili nel tuo paese, inclusa la Corte di Cassazione
- aver presentato un ricorso alla Corte EDU entro 4 mesi dalla decisione definitiva nazionale, rispettando le procedure specifiche e fornendo tutte le informazioni necessarie
- aver ottenuto una sentenza della Corte EDU che accerta la violazione della CEDU o dei Protocolli addizionali
Una volta che la Corte EDU accerta la violazione, la richiesta va depositata entro novanta giorni dal giorno in cui la decisione europea è divenuta definitiva, nella cancelleria del giudice che ha emesso la condanna, e va rivolta alla Corte di cassazione, che è l’organo competente a deciderla (art. 628-bis c.p.p.).
La Cassazione accoglie la richiesta quando la violazione ha inciso davvero sulla condanna, e adotta i provvedimenti necessari a rimuoverne gli effetti: può revocare la sentenza o il decreto penale, può trasmettere gli atti al giudice dell’esecuzione, oppure può disporre la riapertura del processo nel grado e nella fase in cui si è verificata la violazione, indicando quali atti restano validi.
Ad esempio, se durante il tuo processo è stato violato il diritto a un equo processo (articolo 6 CEDU), come nel caso in cui non hai potuto esercitare adeguatamente il diritto alla difesa, la Corte EDU potrebbe riconoscere la violazione. Un caso emblematico è la sentenza “Sejdovic c. Italia” del 1 marzo 2006, in cui la Corte EDU ha accertato la violazione dell’articolo 6 perché l’imputato non era stato informato del processo a suo carico e non aveva potuto difendersi.
Il ruolo della Corte EDU nella revisione del processo

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) gioca un ruolo cruciale nella revisione del processo penale, poiché agisce come organismo di controllo per garantire il rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalla.
Quando la Corte EDU accerta che uno Stato membro ha violato tali diritti, come il diritto a un equo processo o alla difesa, la sua sentenza può costituire il presupposto per richiedere la revisione del processo nel paese d’origine.
La Corte EDU, tuttavia, non annulla direttamente le sentenze nazionali, ma impone allo Stato di adottare misure riparatorie, come la riapertura del processo o il risarcimento per la violazione subita.
Il suo ruolo è quindi quello di garantire che i diritti riconosciuti dalla siano rispettati e, in caso contrario, di fornire alle vittime un rimedio efficace tramite la revisione.
Requisiti per ricorrere alla Corte EDU

Per presentare un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU), devi soddisfare i seguenti requisiti specifici:
- Esaurimento dei rimedi interni. Nel processo penale, l’esaurimento dei rimedi interni significa che prima di poter presentare un ricorso alla Corte EDU, devi aver utilizzato tutte le possibilità di impugnazione previste dal sistema giudiziario italiano. Questo include il ricorso alla Corte d’Appello e, in ultima istanza, alla Corte di Cassazione penale. Solo dopo che hai ottenuto una sentenza definitiva dalla Cassazione, puoi ricorrere alla Corte EDU se ritieni che durante il processo siano stati violati i tuoi diritti fondamentali sanciti dalla CEDU
- Termine di 4 mesi. Il ricorso alla Corte europea deve essere presentato entro 4 mesi dalla decisione definitiva dell’ultima autorità giudiziaria interna
- Violazione dei diritti fondamentali. Il ricorso deve riguardare la violazione di uno o più diritti garantiti dalla CEDU o dai Protocolli addizionali
- Compilazione del formulario ufficiale. Il ricorso deve essere redatto utilizzando il formulario ufficiale della Corte europea
- Allegazione di prove. È necessario includere tutte le sentenze interne e i documenti rilevanti che supportino il ricorso cedu
- Carattere individuale della violazione. Il ricorso cedu deve riguardare una violazione che ha colpito il ricorrente in modo diretto e personale
- Significativa violazione di diritti. La violazione lamentata alla Corte europea deve avere avuto un impatto significativo sulla posizione legale del ricorrente
PER APPROFONDIMENTI Leggi l’articolo sulla GUIDA completa al ricorso alla Corte europea (ricorso cedu)
CONCLUSIONI sulla Revisione europea
Come hai visto, la revisione europea del processo penale è un rimedio straordinario applicabile in casi particolari, quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) accerta una violazione dei diritti sanciti dalla CEDU.
Per poter richiedere la revisione, è necessario esaurire i mezzi interni di ricorso e presentare il caso alla Corte EDU.
La Corte europea consente la scrittura del ricorso anche alla parte personalmente, ma richiede poi l’assistenza di un avvocato dopo l’iscrizione a ruolo.
Tuttavia, oltre 96% dei ricorsi alla Corte europea è rigettato già nella fase iniziale, per cui è opportuno il supporto di un avvocato esperto in materia.
Se non sono presenti i requisiti per la revisione, la Corte EDU resta l’unica via per ottenere giustizia in caso di violazioni.
Sono l’avvocato Gianluca Piemonte e mi occupo di ricorsi alla Corte EDU per aiutare le persone vittima di ingiustizia del sistema giudiziario italiano a far valere i propri diritti in Europa.
Se ritieni che il tuo processo sia stato ingiusto, contattami per una valutazione dei presupposti.
Scrivimi a supporto@studiopiemonte.com o visita la pagina CONTATTACI per raccontarmi il tuo caso.
Sarò lieto di aiutarti a capire le tue possibilità di ricorso alla Corte EDU e fornirti un preventivo.






