Hai ricevuto una sentenza definitiva italiana e vorresti sapere se è possibile avere la revisione del processo?
Molti pensano che le sentenze definitive siano il “verdetto finale” pronunciato in genere dalla Corte di Cassazione, ma esistono casi eccezionali in cui è possibile rimettere in discussione il risultato e chiedere una revisione del processo.
Sono l’avvocato Gianluca Piemonte, iscritto all’albo degli avvocati cassazionisti, e mi occupo di ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, dove è possibile impugnare le sentenze definitive pronunciate dalla Corte di Cassazione.
In questo articolo ti spiegherò i 6 casi principali in cui la revisione del processo è ammessa e quali sono le differenze pratiche tra di loro.
Ma prima, facciamo un po’ di chiarezza su cosa si intende per revisione del processo e su quando è possibile richiederla.
Indice
Cosa è la revisione del processo?

La revisione del processo è un rimedio giuridico straordinario previsto principalmente nell’ambito del processo penale per correggere gravi errori giudiziari.
La revisione consente di riaprire un processo già concluso con una sentenza definitiva, qualora emergano nuove prove decisive o si accerti che il verdetto è stato il frutto di “errore” processuale o di una violazione dei diritti fondamentali, come quelli sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). In questi casi, la revisione mira a riesaminare l’intero processo per garantire un risultato più equo e giusto.
Nel diritto penale, la revisione è regolata dall’art. 630 del codice di procedura penale, ed è concessa solo in circostanze eccezionali.
Tuttavia il termine “revisione” è talvolta usato anche in ambito civile, amministrativo e tributario. Ma in queste materie la revisione non comporta una vera e propria riapertura del processo, in quanto si riferisce piuttosto a forme di “riesame” in casi specifici, come errori materiali o la scoperta di elementi nuovi che potrebbero portare alla correzione o modifica della sentenza.
Nel mio articolo utilizzerò il termine “revisione” anche per ambiti giuridici diversi dal penale, come il civile, amministrativo e tributario. Sebbene tecnicamente la revisione riguardi il processo penale, ho scelto di estendere l’uso di questa parola per indicare i rimedi straordinari disponibili in questi ambiti, come la revocazione o altri meccanismi che consentono il riesame di una sentenza definitiva.
Questo termine permette di unificare concettualmente le diverse procedure, poiché tutte condividono lo stesso obiettivo: correggere sentenze definitive per gravi errori o ingiustizie. Pur usando modalità giuridiche diverse, il fine è sempre il ripristino della giustizia. Inoltre, rende più accessibile il concetto per un pubblico più vasto, mantenendo il focus sull’idea di riesame e riparazione degli errori.
1 . La revisione del processo penale

Come detto, quindi, solo per il processo penale è possibile chiedere una revisione del processo.
Questi sono gli unici casi in cui è possibile chiedere la revisione del processo penale ai sensi dell’art. 630 c.p.p.:
- a) se i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto penale di condanna non possono conciliarsi con quelli stabiliti in un’altra sentenza penale irrevocabile del giudice ordinario o di un giudice speciale. Questa norma ricomprende dunque anche l’ipotesi della revisione europea qualora vi siano violazioni accertate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) con una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Infatti, se la Corte Europea accerta che durante il processo italiano è stato violato un diritto fondamentale garantito dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo o dai Protocolli addizionali, la parte condannata può richiedere la revisione europea del processo penale (di cui si dirà di più nel prossimo paragrafo)
- b) se la sentenza o il decreto penale di condanna hanno ritenuto la sussistenza del reato a carico del condannato in conseguenza di una sentenza del giudice civile o amministrativo, successivamente revocata, che abbia deciso una delle questioni pregiudiziali previste dall’articolo 3 ovvero una delle questioni previste dall’articolo 479
- c) se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto a norma dell’articolo 631;
- d) se è dimostrato che la condanna venne pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio o di un altro fatto previsto dalla legge come reato
In parole semplici, l’art. 630 del codice di procedura penale indica i casi specifici e straordinari in cui è possibile richiedere la revisione del processo penale. Al di fuori di questi casi tassativi, non è possibile chiedere la revisione.
2. La revisione europea del processo penale

La revisione europea è un particolare tipo di revisione del processo penale prevista dall’ordinamento italiano in seguito a una decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) che accerta una violazione dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
Questo tipo di revisione è regolata dall’art. 630, comma 1, lettera a) del codice di procedura penale. Viene applicata quando la Corte EDU stabilisce che una sentenza definitiva emessa dalla Corte di Cassazione penale è incompatibile con i diritti sanciti dalla Convenzione, come il diritto a un giusto processo (art. 6 CEDU) o il diritto alla difesa, ecc. In tal caso, per eliminare gli effetti della violazione, lo Stato italiano ha l’obbligo di rivedere il processo nazionale e, se necessario, annullare o modificare la sentenza per conformarsi alla decisione della Corte Europea.
Prima quindi di chiedere la revisione europea ai sensi dell’art. 630, comma 1, lettera a), è quindi necessario presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo su Revisione Europea del Processo: Come funziona? Quando richiederla?
Differenza tra Revisione e Revisione europea
La differenza principale tra la revisione europea e gli altri casi di revisione del processo penale sta nel fatto che, per la revisione europea, è prima necessario ottenere una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) che accerti una violazione dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Solo dopo che la Corte EDU ha riconosciuto la violazione, il condannato può richiedere la revisione del processo presso le autorità giudiziarie italiane, per conformarsi a quanto stabilito dalla Corte europea (si tratta quindi generalmente di un “passaggio burocratico”, in quanto la violazione è già stata accertata dalla Corte europea).
Inoltre, la Corte Europea consente di ricorrere per un numero maggiore di ipotesi, poiché tutela vari diritti fondamentali come il diritto a un giusto processo, il diritto alla vita privata e familiare, il diritto a non essere discriminati, ecc. Questo significa che, se durante il processo penale in Italia viene violato uno di questi diritti, il condannato può rivolgersi direttamente alla Corte EDU impugnando la sentenza della Cassazione penale.
Al contrario, gli altri casi di revisione previsti dal codice di procedura penale italiano sono molto più limitati e tassativi. Sono ammessi solo in situazioni specifiche, come la scoperta di nuove prove o la dimostrazione che la condanna si basava su frodi o errori gravi. Non è possibile richiedere la revisione per qualsiasi violazione o errore, ma solo in base a queste ipotesi chiaramente definite dalla legge. Per questo motivo, è rarissimo poter chiedere la revisione del processo per i casi b), c) e d).
3. La “revisione del processo civile”

Nel processo civile, la revisione non è prevista in senso stretto come avviene nel processo penale. Tuttavia, ci sono strumenti che permettono di ottenere una sorta di “revisione” o riesame della sentenza in alcuni casi eccezionali.
Ecco le principali modalità:
- Ricorso cedu alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Anche nel processo civile, una parte può ricorrere alla Corte europea per impugnare la sentenza definitiva della Corte di Cassazione.Se la Corte europea accerta la violazione, la parte può ottenere un risarcimento o, in rari casi, la riapertura del processo, ma questo non avviene con la stessa ampiezza prevista per il penale.
- Revocazione. È un rimedio straordinario previsto dal codice di procedura civile all’art. 395 c.p.c.., secondo cui può essere chiesta in alcuni casi specifici, come quando:
- si scoprono falsità o frodi commesse durante il processo
- emergono nuove prove decisive che la parte non avrebbe potuto presentare durante il processo
- si è verificato un errore materiale, come una palese svista del giudice. La revocazione è, dunque, simile alla revisione penale, ma i motivi per richiederla sono limitati
- Opposizione di terzo. L’art. 404 c.p.c. consente a un terzo che non ha partecipato al processo, ma che subisce pregiudizio dalla sentenza, di proporre opposizione. Questo permette di mettere in discussione la decisione, qualora il terzo si trovi in una situazione di pregiudizio ingiusto.
4. La “revisione del processo amministrativo”

Nel processo amministrativo, la revisione non è un rimedio comune previsto dalla legge come lo è nel penale, ma esiste comunque la possibilità di rimettere in discussione una sentenza definitiva in casi eccezionali. .
La “revisione del processo amministrativo” è disciplinata da specifiche regole nel codice del processo amministrativo (CPA) e, come nel processo civile, può essere attivata solo in circostanze limitate.
Le principali ipotesi sono previste dall’art. 107 del codice del processo amministrativo:
- Ricorso cedu alla Corte europea per impugnare la sentenza del Consiglio di Stato
- Scoperta di nuove prove, ossia quando emergono nuove prove che non erano disponibili durante il processo originario e che, se fossero state presentate, avrebbero potuto alterare l’esito del giudizio. Queste prove devono essere decisive per la sentenza
- Errore di fatto, se la sentenza si è basata su un errore di fatto riconoscibile dai documenti processuali, ovvero un errore evidente che ha influenzato il giudizio
- Falsità, se si accerta che la decisione del giudice è stata influenzata da falsità in atti commesse da una delle parti
PER APPROFONDIMENTI puoi leggere l’articolo Tutti i modi impugnare le sentenze del Consiglio di Stato
5. La “revisione del processo tributario”

Nel processo tributario, la revisione della sentenza è disciplinata dall’art. 64 del Decreto Legislativo n. 546/1992 (Disposizioni sul processo tributario).
Questo articolo elenca i motivi per cui è possibile richiedere la revisione (o revocazione) di una sentenza passata in giudicato.
I casi di revisione nel processo tributario sono:
- Ricorso cedu alla Corte europea per impugnare la sentenza della Corte di Cassazione – sezione tributaria
- Errore di fatto, se la sentenza si basa su un errore di fatto risultante dagli atti del processo, cioè se i fatti su cui si basa la sentenza sono in contrasto con quelli accertati nel procedimento
- Falsità, Se si scopre che la sentenza si è fondata su documenti riconosciuti come falsi o prove fraudolente
- Nuove prove decisive, se, dopo la sentenza, emergono nuove prove che non erano disponibili durante il processo e che, se conosciute, avrebbero potuto modificare il verdetto
6. La “revisione del processo alla Corte dei Conti”

Nel processo presso la Corte dei Conti, la revisione della sentenza è disciplinata dall’art. 205 del Codice di giustizia contabile (Decreto Legislativo n. 174/2016).
Questo articolo elenca i motivi per cui è possibile richiedere la revisione (o revocazione) di una sentenza passata in giudicato. I casi di revisione nel processo presso la Corte dei Conti sono:
- Ricorso cedu, per impugnare la sentenza della Sezione Centrale di Appello alla Corte EDU per violazioni della CEDU. Oppure per impugnare la sentenza della Corte di Cassazione qualora era stata sollevata una questione di giurisdizione
- Errore di fatto, se la sentenza si basa su un errore di fatto risultante dagli atti del processo, cioè se i fatti accertati nella decisione non corrispondono a quelli effettivamente emersi dal procedimento.
- Falsità, se si scopre che la sentenza si è fondata su documenti riconosciuti come falsi o prove fraudolente.
- Nuove prove decisive, se, dopo la sentenza, emergono nuove prove che non erano disponibili durante il processo e che, se conosciute, avrebbero potuto modificare il verdetto.
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo su Come impugnare le sentenze della Corte dei Conti – GUIDA COMPLETA
Come presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (ricorso cedu)

Per presentare un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU), è necessario seguire una procedura ben definita che richiede il rispetto di alcuni requisiti fondamentali.
Di seguito sono riportati i requisiti, i passaggi e le informazioni chiave da considerare per presentare correttamente un ricorso alla Corte EDU:
- Esaurimento dei mezzi interni di ricorso, poiché prima di rivolgersi alla Corte EDU è necessario aver utilizzato tutte le vie legali a disposizione nel proprio paese, inclusi i ricorsi presso la Corte di Cassazione o altre corti competenti a livello nazionale
- Termine di 4 mesi, in quanto il ricorso deve essere presentato entro 4 mesi dalla decisione definitiva emessa dall’ultima autorità giudiziaria interna
- Presentazione del ricorso in forma scritta, utilizzando il formulario della Corte europea, poiché è obbligatorio compilare e inviare il formulario ufficiale disponibile sul sito della Corte EDU. Dal momento di iscrizione a ruolo del processo è necessaria l’assistenza di un avvocato. Per questo motivo, puoi chiedere il supporto del nostro Studio Legale Piemonte già per la scrittura del ricorso
- Lingua del ricorso, poiché il ricorso può essere presentato inizialmente nella lingua del ricorrente, ma le comunicazioni successive saranno gestite in inglese o francese, che sono le lingue ufficiali della Corte EDU
- Condizioni di ammissibilità, poiché il ricorso sarà dichiarato ammissibile solo se rispetta i criteri imposti dalla CEDU, come il rispetto del termine di 4 mesi e l’esaurimento dei mezzi interni. Devono inoltre esserci argomenti giuridici di diritto internazionale sufficienti per motivare la violazione dei diritti umani
- Esame nel merito, in quanto la Corte EDU procederà all’esame del merito del ricorso solo se questo viene ritenuto ammissibile. In questa fase, si valuterà se vi è stata una violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo
- Possibile esito, poiché, se la Corte EDU accerta una violazione, potrà disporre misure riparatorie, come il risarcimento dei danni morali o patrimoniali subiti dal ricorrente, o altre misure necessarie a rimediare alla violazione. In alcuni casi sarà possibile anche la riapertura del processo
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo su Come presentare un ricorso alla Corte europea (ricorso cedu)
CONCLUSIONI
Quasi tutte le modalità di revisione di una sentenza prevedono la presenza di requisiti specifici che devono essere soddisfatti.
Ad esempio, nel processo civile, se la sentenza della Cassazione è affetta da errore di fatto o si scoprono nuove prove, è possibile chiedere la revocazione straordinaria. Nel processo penale, la revisione può essere chiesta nei casi previsti dall’art. 630 c.p.p. Anche nel processo amministrativo e tributario, è possibile richiedere la revisione in casi limitati come l’errore di fatto o la scoperta di nuove prove.
Ma se non sussistono i requisiti specificamente previsti dalla legge, l’unico rimedio per contestare una sentenza definitiva può essere presentare un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU).
Se pensi di impugnarla alla Corte europea con un ricorso cedu, il nostro studio legale Piemonte è tra i pochi in Italia e in Europa a occuparsi dei c.d. ricorsi cedu.
Sono l’avvocato Gianluca Piemonte e mi occupo prevalentemente di fornire supporto legale per presentare i ricorsi alla Corte europea a Strasburgo.
Il ricorso cedu è documentale. Per questo motivo, riusciamo a fornire supporto a clienti residenti in tutta Italia o all’estero, senza la necessità della presenza fisica del cliente presso le nostre sedi.
Il nostro supporto è fornito sia alle persone che sono state parti del processo sia ai colleghi avvocati.
Se vuoi conoscere i presupposti per impugnare una sentenza definitiva in Italia alla Corte europea, puoi raccontarci il tuo caso in 2 modi:
- scrivendo una mail a supporto@studiopiemonte.com
- lasciando un messaggio tramite la nostra pagina CONTATTACI
Abbiamo già aiutato moltissime altre persone a ottenere giustizia alla Corte europea e saremo felici di poter aiutare anche te.






