Riapertura del processo italiano

Come Riaprire un Processo Contrario alla CEDU?

Chiunque abbia ricevuto una sentenza definitiva italiana si chiede se sia possibile la riapertura del processo?

La risposta è sì, ma solo in casi particolari. Mentre nei casi in cui non è possibile riaprire il processo si può comunque ottenere un risarcimento del danno per la sentenza ingiusta.

Infatti esiste oggi un rimedio straordinario per le violazioni accertate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (c.d. Corte EDU), grazie alle recenti modifiche legislative introdotte dalla riforma Cartabia del 2022.

Sono l’avvocato Gianluca Piemonte, iscritto all’albo degli avvocati cassazionisti, e mi occupo di ricorsi cedu alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

In questo articolo esamineremo in quali casi è possibile richiedere la revocazione di una sentenza definitiva e quali sono i diritti tutelati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (c.d CEDU).

Per comprendere bene i rimedi possibili è però utile qualche premessa.

Cosa è una sentenza definitiva?

Che cos'è una sentenza definitiva: gradi di giudizio esauriti e termini di impugnazione scaduti; restano l'equo indennizzo della Corte EDU e la revocazione, che può portare alla riapertura del processo

Una sentenza definitiva è una decisione giudiziaria che non può più essere impugnata in Italia mediante i normali strumenti di ricorso previsti dall’ordinamento come l’appello o la cassazione.

Questo avviene quando sono stati esauriti tutti i gradi di giudizio disponibili, oppure quando le parti non hanno esercitato il diritto di impugnare entro i termini stabiliti dalla legge.

La sentenza definitiva diventa quindi vincolante per le parti, consolidando i diritti e gli obblighi stabiliti nel procedimento giudiziario.

Tuttavia, non tutti sanno che la sentenza definitiva in Italia può ancora essere impugnata alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, in Francia.

Generalmente molti chiamano la Corte europea dei diritti dell’uomo con l’acronimo CEDU, ma sarebbe più corretto chiamarla Corte EDU, in quanto la CEDU è la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Alla Corte europea è possibile chiedere:

  1. la condanna dell’Italia al pagamento di un equo indennizzo. Si tratta di un risarcimento che mira a compensare il danno morale e patrimoniale subito dalla parte lesa a causa della violazione accertata, offrendo una forma di riparazione economica per l’ingiustizia subita
  2. la revocazione della sentenza, così offrendo l’ipotesi di una riapertura del processo

A seguire scoprirai da cosa dipende una conseguenza o l’altra.

Cosa ha previsto la riforma Cartabia per riaprire un processo?

La riforma Cartabia e la riapertura del processo: prima non esisteva una norma sulla riapertura dopo Strasburgo e si usava l'art. 630 c.p.p. leggendo la sentenza CEDU come fatto nuovo; il d.lgs. 150/2022 ha introdotto l'art. 628-bis c.p.p.

Prima della riforma Cartabia, la possibilità di riaprire un processo penale in seguito a una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Corte EDU) non era chiaramente normata nel Codice di Procedura Penale italiano.

Tuttavia, la giurisprudenza italiana aveva sviluppato una prassi in base alla quale, in casi di violazione dei diritti fondamentali riconosciuti dalla CEDU, era possibile ottenere una revisione straordinaria del processo penale.

Questo era gestito attraverso un’interpretazione dell’art. 630 c.p.p., che prevede la revisione quando emergono fatti nuovi o sopravvengono nuove prove. In questo contesto, una sentenza della Corte EDU che accertava una violazione dei diritti fondamentali veniva considerata come un “fatto nuovo” capace di giustificare una revisione.

Con la riforma Cartabia (decreto legislativo n. 150/2022), è stata introdotta una norma specifica ed esplicita, inserita nell’art. 628-bis c.p.p., che prevede specificamente la possibilità di richiedere la revisione del processo in seguito a una sentenza definitiva della Corte EDU che accerti una violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

La riforma ha quindi formalizzato questo strumento, chiarendo e rafforzando la possibilità di richiedere la riapertura del processo per garantire un rimedio effettivo alle violazioni accertate dalla Corte EDU.

Quando è possibile la riapertura del processo?

Dove si può riaprire il processo: solo nel penale; nel civile, nell'amministrativo, nel tributario, davanti alla Corte dei Conti e per decreto presidenziale o lodo arbitrale spetta solo l'equo indennizzo

La possibilità di riapertura del processo, però, dipende dalla materia trattata.

Vediamo nel dettagli le diverse ipotesi.

Processo civile

Nel contesto di una causa civile, il processo può evolversi attraverso vari gradi di giudizio prima di diventare definitivo.

Supponiamo di avere una controversia per risarcimento danni causato da un sinistro stradale. Il tribunale di primo grado civile emette una sentenza che può essere impugnata da una delle parti che è risultata soccombente. Se la sentenza di primo grado viene impugnata, si accede al secondo grado di giudizio, ovvero l’appello, in cui la Corte d’Appello civile riesamina il caso sia sui fatti che sul diritto. Se la sentenza d’appello non soddisfa ancora una delle parti, è possibile presentare un ulteriore ricorso, questa volta davanti alla Corte di Cassazione, che ha il compito di verificare esclusivamente la corretta applicazione delle leggi.

Quando la Corte di Cassazione si pronuncia (con sentenza oppure ordinanza), la sua decisione è definitiva. Questo significa che il processo si conclude e non ci sono più mezzi ordinari per impugnare la sentenza.

A questo punto, la sentenza è definitiva, perché sono stati esauriti tutti i mezzi di impugnazione.

Ma tale sentenza, come in pochi sanno, è ancora impugnabile alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il nostro studio legale è tra i pochi in Italia a occuparsi prevalentemente di questi ricorsi cedu.

In tal caso, anche se la riapertura del processo non è concessa in ambito civile, la parte lesa può richiedere un equo indennizzo. Questo risarcimento copre i danni morali (come il disagio o l’ingiustizia subita) e i danni patrimoniali (come eventuali perdite economiche derivanti dal processo).

Processo penale

Nel contesto di un procedimento penale, il processo si articola anche in tre gradi di giudizio: primo grado, appello e infine Cassazione, che verifica solo la corretta applicazione delle norme giuridiche.

Quando la Corte di Cassazione si pronuncia, la sentenza diventa definitiva e non può più essere impugnata con i mezzi ordinari in Italia.

Come detto, però, è sempre possibile il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per impugnare la sentenza della Cassazione.

Inoltre, a differenza dei procedimenti civili, in ambito penale è possibile ottenere la revisione del processo in alcune circostanze specifiche (si tratta della c.d. REVISIONE EUROPEA DEL PROCESSO PENALE).

In questo caso, la persona condannata, che abbia ottenuto una sentenza favorevole dalla Corte europea, può chiedere la riapertura del processo in Italia per correggere l’ingiustizia subita, secondo quanto previsto dall’art. 630 del codice di procedura penale.

Se la riapertura non viene concessa o non è possibile, la parte lesa può comunque richiedere un equo indennizzo per i danni morali e patrimoniali subiti a causa della violazione accertata dalla CEDU.

Processo amministrativo

Nel contesto del diritto amministrativo, una sentenza diventa definitiva una volta esauriti i gradi di giudizio previsti (ossia con la decisione del Consiglio di Stato). Oppure con la sentenza della Corte di Cassazione, nelle ipotesi in cui la sentenza del Consiglio di Stato fosse stata impugnazione per questioni inerenti la giurisdizione.

Quando la sentenza è definitiva, non può essere più impugnata con i rimedi ordinari in Italia.

Tuttavia, anche in questo caso è possibile il ricorso alla Corte europea.

In questi casi, nonostante non si possa ottenere la riapertura del processo in Italia, la parte lesa può chiedere un equo indennizzo per i danni morali e patrimoniali subiti, come risarcimento per la violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione.

Questo risarcimento serve a compensare l’ingiustizia, anche se il processo amministrativo non può essere riaperto.

PER APPROFONDIMENTI puoi leggere l’articolo Come impugnare una sentenza del Consiglio di Stato: 7 info utili

Processo tributario

Nel contesto del processo tributario, una sentenza diventa definitiva una volta esauriti i gradi di giudizio, che terminano con la pronuncia della Corte di Cassazione. Dopo questa decisione, non ci sono più mezzi ordinari per impugnare la sentenza, che diventa quindi irrevocabile.

Tale sentenza, in particolari casi, è impugnabile alla Corte europea.

In caso di violazione dei diritti garantiti dalla CEDU, accertata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, non è prevista la riapertura del processo tributario.

Tuttavia, la parte lesa può chiedere un equo indennizzo come forma di risarcimento per i danni morali e patrimoniali subiti a causa della violazione.

Processo alla Corte dei Conti

Nel contesto del processo presso la Corte dei Conti, una sentenza diventa definitiva una volta esauriti i gradi di giudizio, che possono concludersi con la pronuncia della Sezione Centrale di Appello della Corte dei Conti. Una volta che la sentenza è definitiva, non può più essere impugnata con i mezzi ordinari interni.

Tuttavia, anche in questo caso, è possibile il ricorso cedu alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Se la Corte europea accerta che il processo davanti alla Corte dei Conti ha violato i diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, non è prevista la riapertura del processo. Tuttavia, la parte lesa può richiedere un equo indennizzo per i danni morali e patrimoniali subiti a causa della violazione accertata dalla Corte Europea.

PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo Come impugnare le sentenze della Corte dei Conti – GUIDA PRATICA

Decreto del Presidente della Repubblica

Nel caso di un decreto del Presidente della Repubblica, che rappresenta una decisione amministrativa definitiva, non è prevista la riapertura del procedimento.

Tuttavia, la parte lesa può sempre impugnare alla Corte europea il decreto del Presidente della Repubblica per ottenere un equo indennizzo come risarcimento per i danni morali e patrimoniali subiti a causa della violazione accertata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo sul Ricorso al Presidente della Repubblica – GUIDA COMPLETA

Arbitrato

In una controversia risolta mediante arbitrato, il lodo arbitrale è definitivo una volta omologato e non può essere impugnato se non per motivi limitati.

Tuttavia, il lodo arbitrale definitivo è impugnabile alla Corte EDU per chiedere un indennizzo, sebbene la riapertura del procedimento arbitrale non sia prevista.

Perché è possibile la riapertura del processo penale?

La riapertura del processo penale vale solo per le sentenze di condanna: la chiede il condannato o chi è sottoposto a misura di sicurezza, per la revoca della sentenza o del decreto penale, a condizione che la Corte EDU abbia accolto il ricorso con decisione definitiva

Come hai letto, la riapertura del processo in Italia è possibile solo in riferimento a una sentenza penale di condanna (e non per altri casi di civile, amministrativo, tributario, ecc.).

La riapertura del processo penale è possibile in Italia grazie a un rimedio straordinario previsto dall’art. 630 del codice di procedura penale (c.p.p.), in combinato disposto con l’art. 628-bis.

Queste norme disciplinano i casi di revisione del processo, consentendo di riaprire un procedimento penale già concluso con una sentenza definitiva, al fine di garantire giustizia in situazioni eccezionali.

Cosa prevede l’art. 628-bis c.p.p.

Il primo comma dell’art. 628-bis del codice di procedura penale, modificato dalla Riforma Cartabia, prevede che:

Il condannato e la persona sottoposta a misura di sicurezza possono richiedere alla Corte di Cassazione di revocare la sentenza penale o il decreto penale di condanna pronunciati nei loro confronti, di disporre la riapertura del procedimento o, comunque, di adottare i provvedimenti necessari per eliminare gli effetti pregiudizievoli derivanti dalla violazione accertata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, quando hanno proposto ricorso per l’accertamento di una violazione dei diritti riconosciuti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali o dai Protocolli addizionali alla Convenzione e la Corte europea ha accolto il ricorso con decisione definitiva, oppure ha disposto la cancellazione dal ruolo del ricorso ai sensi dell’articolo 37 della Convenzione a seguito del riconoscimento unilaterale della violazione da parte dello Stato.

In parole più semplici, il condannato o la persona sottoposta a una misura di sicurezza può chiedere alla Corte di Cassazione di revocare una sentenza o un decreto penale di condanna emessi contro di loro.

Possono anche richiedere la REVISIONE DEL PROCESSO, ossia la riapertura del processo o altre misure per eliminare gli effetti negativi derivanti da una violazione accertata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Questa richiesta è possibile se la Corte EDU ha riconosciuto la violazione dei diritti garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo o dai suoi Protocolli.

Art. 630 c.p.p.

La riapertura del processo penale avverrà quindi ai sensi dell’art. 630, comma 1 lett.a), del codice di procedura penale, il quale prevede che:

Se i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto penale di condanna non possono conciliarsi con quelli stabiliti in un’altra sentenza penale irrevocabile del giudice ordinario o di un giudice speciale

Questa disposizione normativa, in combinato disposto con l’art. 628-bis c.p.p., permette dunque la riapertura del processo penale quando la Corte EDU accerta che il processo originario ha violato i diritti garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Quando è possibile un equo indennizzo per le sentenze civili, amministrative e tributarie?

Quando spetta l'equo indennizzo: per le sentenze civili, amministrative e tributarie non è possibile la riapertura perché non è in gioco la libertà personale; l'indennizzo copre il danno morale e quello patrimoniale

Per le sentenze diverse da quelle penali, come quelle civili, amministrative, tributarie, ecc., non è possibile richiedere la riapertura del processo.

Tuttavia, in questi casi è possibile richiedere un equo indennizzo, che rappresenta una misura efficace per ottenere una riparazione per i danni morali e patrimoniali subiti a causa della violazione accertata.

Il motivo per cui nel processo penale è stata prevista la riapertura del processo è legato principalmente alla gravità delle conseguenze che possono derivare da una condanna, soprattutto nei casi in cui vi sia una detenzione. La carcerazione è una privazione della libertà personale e ha un impatto diretto e profondo sulla vita del condannato.

Per questo, in caso di accertata violazione dei diritti fondamentali da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), la riapertura del processo rappresenta un mezzo per garantire che la condanna ingiusta sia rettificata e che il condannato non subisca un’ingiusta detenzione.

Al contrario, nei procedimenti civili, amministrativi o tributari, che non comportano una privazione della libertà personale, la riapertura del processo non è prevista. In questi casi, il rimedio principale è dunque l’equo indennizzo, che fornisce una compensazione economica per i danni subiti.

Cosa è l’equo indennizzo?

L’equo indennizzo è una forma di risarcimento economico riconosciuta a coloro che hanno subito un danno a causa di una violazione dei propri diritti fondamentali, come quelli garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Questo risarcimento viene concesso quando non è possibile riaprire il processo o rimediare direttamente alla violazione, come accade tipicamente nei procedimenti civili, amministrativi o tributari.

L’equo indennizzo può coprire sia i danni morali (come la sofferenza emotiva o il disagio psicologico) sia i danni patrimoniali (come la perdita economica derivante dalla violazione).

È un rimedio che garantisce una riparazione per l’ingiustizia subita, compensando in parte le conseguenze della violazione dei diritti umani, anche quando non è possibile modificare la sentenza o riaprire il processo.

Come chiedere la riapertura del processo penale?

I cinque passaggi per riaprire il processo penale: ricorso alla Corte EDU entro quattro mesi dalla sentenza della Cassazione, accertamento della violazione, istanza di revoca in Cassazione, deposito della decisione europea, riapertura del giudizio

Per chiedere la riapertura del processo penale in Italia, i passaggi da seguire sono questi:

  1. La sentenza definitiva della Cassazione deve essere impugnata alla Corte Europea entro 4 mesi dalla decisione definitiva, mediante un ricorso cedu. Il nostro studio legale si occupa di fornire assistenza a partire da questa fase
  2. Se la Corte europea accerta la violazione, emette una decisione in cui riconosce che il processo originario svolto in Italia non ha rispettato i diritti garantiti dalla Convenzione
  3. Dopo l’accertamento della violazione da parte della CEDU, il condannato può presentare un’istanza alla Corte di Cassazione per chiedere la revocazione della sentenza o del decreto penale di condanna. L’istanza si basa sull’art. 630 del codice di procedura penale, che prevede la revisione del processo nei casi in cui la sentenza risulti inconciliabile con la decisione della Corte EDU.
  4. L’istanza alla Corte di Cassazione deve includere la decisione definitiva della Corte europea
  5. La Corte di Cassazione, dopo l’accoglimento dell’istanza, consente la riapertura del processo per consentire di correggere le violazioni accertate, garantendo così un nuovo giudizio equo

Come chiedere l’equo indennizzo per processi civili, amministrativi e tributari?

Come si chiede l'equo indennizzo alla Corte europea dei diritti dell'uomo: ricorso entro quattro mesi dalla decisione definitiva, condanna dell'Italia, pagamento di regola entro tre mesi dalla sentenza

Per chi ha invece ottenuto una sentenza definitiva in Italia, la procedura per chiedere l’equo indennizzo è caratterizzata da minori passaggi burocratici.

  1. La sentenza definitiva della Cassazione deve essere impugnata alla Corte europea entro 4 mesi dalla decisione definitiva (Cassazione, Consiglio di Stato o Corte dei Conti), mediante un ricorso cedu
  2. Se la Corte europea accerta la violazione, condanna l’Italia a pagare al ricorrente l’equo indennizzo
  3. Lo Stato italiano è tenuto a versare l’equo indennizzo al ricorrente entro un termine stabilito dalla stessa Corte EDU, che di solito è di 3 mesi dalla sentenza

PER APPROFONDIMENTI puoi leggere la Guida completa su come presentare un ricorso CEDU.

La differenza tra la riapertura del processo e la revisione del processo

Differenza fra revisione e riapertura del processo: la revisione si fonda su prove nuove o errori del procedimento e non è riservata al penale, la riapertura si fonda sulla violazione accertata dalla Corte EDU e riguarda solo le condanne penali

La revisione del processo e la riapertura del processo sono due rimedi giuridici distinti.

La revisione del processo si basa su nuove prove o errori procedurali, mentre la riapertura del processo è solitamente legata a una violazione dei diritti umani accertata dalla Corte Europea.

La riapertura del processo è limitata ai casi penali, mentre la revisione può applicarsi in diversi ambiti (civile, amministrativo, tributario, ecc.).

Devi comunque sapere che spesso si tenta la strada della revisione perché in pochi conoscono la strada del ricorso alla Corte europea.

PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo 10 modi per Impugnare la Sentenza della Cassazione

CONCLUSIONI sulla riapertura del processo in Italia

In questo articolo hai quindi letto che c’è una differenza cruciale tra la riapertura del processo penale e la possibilità di ottenere un equo indennizzo in altri ambiti come quelli civili, amministrativi o tributari.

Il motivo principale per cui il legislatore ha previsto solo la riapertura del processo penale risiede nella gravità delle conseguenze della condanna penale, in particolare quando essa comporta la detenzione. La privazione della libertà personale rappresenta una violazione particolarmente invasiva dei diritti fondamentali.

Invece, nei casi di sentenze civili, amministrative o tributarie, in cui non vi è privazione della libertà, la riapertura del processo non è prevista. Tuttavia, in questi casi, è possibile richiedere un equo indennizzo, che è una forma di risarcimento economico che compensa i danni morali e patrimoniali subiti a causa della violazione da parte delle sentenze dei tribunali italiani. Ad essere condannato al risarcimento sarà quindi lo Stato italiano, perché le sentenze sono state emesse dalla sua autorità giudiziaria in modo ingiusto.

Sebbene l’equo indennizzo non comporti la revisione del merito della causa, rappresenta comunque un rimedio efficace per ottenere giustizia con una forma di riparazione economica.

Sono l’avvocato Gianluca Piemonte e mi occupo di ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, fornendo supporto legale sia alle persone che erano parti processuali sia ai colleghi avvocati.

Il processo alla Corte europea è documentale, per cui non è richiesta la presenza dei clienti presso i nostri studi. Infatti, forniamo supporto a clienti che risiedono in diversi stati europei e che chiedono di presentare il ricorso cedu con la nostra assistenza legale.

Se hai ottenuto una sentenza definitiva in Italia e vuoi impugnarla alla Corte europea, puoi raccontarmi il tuo caso lasciando un messaggio nella pagina CONTATTACI.

Abbiamo già aiutato molte persone a presentare un ricorso alla Corte europea per difendersi da ingiustizie subite e saremo felici di poter aiutare anche te.

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