Il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (c.d. ricorso CEDU) può essere presentato da chi ritiene di aver subito una violazione dei diritti umani.
Nel 2025 sono stati assegnati a una formazione giudiziaria della Corte di Strasburgo (in Francia) 31.800 nuovi ricorsi CEDU, il 10% in più rispetto al 2024, ossia circa 87 ricorsi al giorno provenienti da tutta Europa (tra cui dall’Italia), secondo l’analisi statistica 2025 della Corte.
Di questi, però, il 97% non supera il “filtro” di ammissibilità. Questo significa che su 100 ricorsi ricevuti dalla Cancelleria di Strasburgo solo 3 saranno esaminati nel merito e per gli altri 97 non vi sarà nessuna trattazione.
I principali motivi di irricevibilità o inammissibilità o rigetto sono:
- Vizi formali, perché il formulario non è compilato correttamente (ad esempio procura non valida, allegati mancanti, formulario non conforme, ecc.)
- Quarta istanza, perché molti avvocati che non si occupano prevalentemente di ricorsi alla Corte europea impostano il ricorso cedu come se fosse un ulteriore ricorso in Cassazione (addirittura richiamando gli stessi motivi per cui hanno perso il processo oppure citando ancora precedenti contenuti in sentenze dei tribunali italiani)
- Infondatezza, perché non basta scrivere nel ricorso la violazione dell’art. 6 CEDU, ecc. Alla Corte europea è fondamentale spiegare le motivazioni di diritto internazionale a fondamento del ricorso e soprattutto richiamare altri precedenti contenuti in sentenze della Corte EDU (si tratta di conoscenze specifiche di un avvocato che opera continuamente in tale materia e non di un avvocato generalista)
Sono l’avvocato Gianluca Piemonte, iscritto all’albo degli avvocati cassazionisti e abilitato a rappresentare i ricorrenti davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Mi occupo prevalentemente di ricorsi alla Corte europea.
In questa pagina ti spiego quando conviene fare ricorso alla CEDU, quali sono gli errori più comuni, che cosa fa l’avvocato e come si arriva a un ricorso cedu completo.
Molti pensano che la Corte europea si occupi solo di casi riguardanti i diritti umani in senso stretto, come la tortura o la libertà personale.
In realtà, è possibile proporre un ricorso CEDU anche per qualsiasi altra materia (civile, penale, amministrativa, contabile, tributaria), purché vi sia stata una violazione dei diritti garantiti dalla Convenzione, come ad esempio il diritto a un processo equo (riguardante il 75% dei casi trattati dal nostro studio legale), il rispetto dei beni come la proprietà, il diritto alla vita privata e familiare, ecc.
Prima di entrare nei particolari, è bene però fare qualche premessa utile per capire la materia.
Indice
Corte europea dei diritti dell’uomo: cos’è?

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (detta anche Corte EDU) è una Corte internazionale competente ad applicare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e i Protocolli aggiuntivi.
Ha sede a Strasburgo, in Francia. Contrariamente a quanto molti pensano, non è un organo di giustizia dell’Unione europea.
La Corte europea dei diritti dell’uomo è competente per una popolazione di oltre 700 milioni di persone. Dal 1959 al 2022 ha pronunciato 2.493 sentenze sull’Italia. Nel 2025 ne ha pronunciate 65 e a luglio 2026 i ricorsi contro l’Italia pendenti davanti a una formazione giudiziaria erano 2.788.
Sono numeri che danno la misura dei ricorsi italiani alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La Corte non è un giudice di 4° istanza, perché non riesamina nel merito le decisioni dei tribunali nazionali. La Corte, inoltre, non è neanche un giudice di appello perché non può annullare o modificare le sentenze nazionali. Attualmente, gli Stati parte della CEDU sono 46.
PER APPROFONDIMENTI leggi l’articolo su Corte EDU: Cos’è. Come Funziona
Chi può presentare il ricorso?

Il ricorso alla Corte EDU può essere presentato da:
- Persone fisiche, ossia uno o più individui
- Persone giuridiche, inteso come società o enti
- Organizzazioni non governative, come enti che, pur non avendo fini di lucro, subiscono violazioni dei diritti tutelati (ad es. ONG).
La Corte europea non accetta ricorsi anonimi o che siano sostanzialmente identici a una petizione precedentemente esaminata o già sottoposta ad altra istanza internazionale, a meno che non contengano fatti nuovi pertinenti.
Quali decisioni sono impugnabili alla Corte europea?

Possono essere impugnate alla Corte europea solo le sentenze definitive nazionali che abbiano comportato una violazione concreta e significativa dei diritti tutelati dalla Convenzione.
In genere la sentenza definitiva è quella emessa dalla Suprema Corte di Cassazione, ma vi sono delle eccezioni per le quali potrebbe essere impugnata anche la sentenza della Corte di appello in caso di doppia conforme. Inoltre, talvolta, si può impugnare anche prima della decisione finale il dispositivo della sentenza o, in casi eccezionali, direttamente la proposta di definizione accelerata (sebbene sia opportuno impugnare il decreto di estinzione).
La regola principale è comunque questa: bisogna aver esaurito tutti i mezzi di impugnazione in Italia.
Ma vediamo un elenco di decisioni che possono essere impugnate alla Corte europea per diverse giurisdizioni:
- Processo civile: è impugnabile la sentenza della Corte di Cassazione, sezione civile. Tuttavia, se vi è una doppia conforme, ossia la Corte di Appello ha confermato integralmente la decisione di primo grado e la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, è possibile impugnare anche la sentenza della Corte di Appello di secondo grado
- Processo amministrativo: è impugnabile la sentenza del Consiglio di Stato, in quanto ultimo grado della giustizia amministrativa. Se la questione riguarda un conflitto di giurisdizione, è impugnabile la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione
- Processo tributario: è impugnabile la sentenza della Corte di Cassazione, sezione tributaria, in quanto giudice di legittimità nel contenzioso tributario, come nel civile e nel penale
- Processo penale: è impugnabile la sentenza della Corte di Cassazione, sezione penale, in quanto ultima decisione interna su una condanna o un’assoluzione
- Procedimento per ingiusta detenzione: è impugnabile sia l’ordinanza della Corte di appello sia la successiva decisione della Corte di Cassazione
- Provvedimento di archiviazione nel procedimento penale: è impugnabile il decreto di archiviazione o l’ordinanza di archiviazione emessi dal Giudice per le indagini preliminari
- Processo alla Corte dei Conti: è impugnabile la sentenza della Sezione Centrale di Appello della Corte dei Conti, che costituisce l’ultimo grado di giudizio in materia contabile. Se la questione riguarda un conflitto di giurisdizione, è impugnabile la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, come accade in diritto amministrativo
- Processo alla Corte Costituzionale: in via generale, le sentenze della Corte Costituzionale non sono impugnabili alla CEDU. Tuttavia, se una decisione della Corte Costituzionale ha determinato la violazione di un diritto protetto dalla Convenzione, può essere valutata l’ammissibilità del ricorso in relazione alle conseguenze che ne sono derivate. Vi sono infatti diverse ipotesi in cui è possibile impugnare tale sentenza della Corte Costituzionale, al fine di non attendere la conclusione di processi paralleli che sono comunque condizionati da tale sentenza della Corte Costituzionale
- Procedimento straordinario avviato con un ricorso al Presidente della Repubblica: è impugnabile il decreto del Presidente della Repubblica emesso a seguito di un ricorso straordinario al Capo dello Stato, trattandosi di un atto con effetti giuridici definitivi. Se la questione riguarda motivi inerenti la giurisdizione, è impugnabile anche la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione
- Arbitrato: in genere, è impugnabile la sentenza della Corte di Appello che decide sull’impugnazione del lodo arbitrale. In casi particolari, se la questione è stata portata in Cassazione per violazioni di legge, è impugnabile la sentenza della Corte di Cassazione
- Proposta di definizione accelerata della Corte di Cassazione: è direttamente impugnabile (in alcuni casi) dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, poiché la prosecuzione del giudizio comporta, nella maggior parte dei casi, il rigetto del ricorso con una pesante condanna alle spese. Anche il successivo decreto di estinzione del processo emesso in caso di rinuncia al ricorso, a seguito del ricevimento della proposta ex art. 380-bis c.p.c., può costituire l’atto definitivo impugnabile davanti alla Corte EDU, consentendo alla parte di evitare i rilevanti rischi economici del giudizio di Cassazione
Per presentare il ricorso, non è richiesta la cittadinanza di uno Stato firmatario della Convenzione. Ma è necessario che lo Stato contro il quale si ricorre abbia invece firmato la Convenzione (per esempio, la Russia nel 2022 è uscita dal Consiglio d’Europa, ma un cittadino russo può fare ricorso contro l’Italia o la Spagna).
Il caso della doppia conforme e del ricorso alla CEDU contro la sentenza d’appello
In linea generale, è possibile fare ricorso alla Corte europea solo dopo aver esaurito le vie interne di ricorso.
Cosa vuol dire questo?
Significa che è necessario aver esperito tutte le impugnazioni previste in Italia: 1° grado, 2° grado e, infine, ricorso per Cassazione (c.d. 3° grado).
Per cui, di regola, il ricorso alla Corte europea si presenta contro l’ultima sentenza o ordinanza della Cassazione.
Sull’impugnabilità delle sentenze della Cassazione puoi leggere l’articolo Dopo la Cassazione: i 9 Modi per Impugnare una Sentenza Definitiva.
Tuttavia, è possibile derogare a questa regola quando si vuole contestare una questione di merito sui fatti (e non di legittimità), per la quale il ricorso per Cassazione sarebbe dichiarato inammissibile con ogni probabilità.
Si tratta di un’eccezione alla regola generale CEDU che comunque va sottoposta alla Corte di Strasburgo, ma che, se accolta, permette di risparmiare i costi del ricorso per Cassazione e di accelerare i tempi.
In questo modo, si impugna alla Corte EDU la sentenza della Corte di appello senza aspettare la sentenza della Cassazione.
Per esempio, si potrebbe ricorrere direttamente alla Corte EDU in caso di doppia conforme negativa, che si verifica quando la sentenza di secondo grado conferma la sentenza di primo grado sugli stessi fatti.
In questo caso, è possibile presentare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo senza presentare ricorso per Cassazione (che potrebbe essere dichiarato inammissibile).
I tipi di ricorso

I ricorsi alla CEDU possono essere di 2 tipi:
- interstatali, se sono presentati da uno Stato contro un altro
- individuali, se sono presentati da un privato (persona fisica) o da un Ente contro uno Stato
In questa pagina ci soffermeremo esclusivamente sui ricorsi individuali dei privati. I ricorsi possono essere presentati solo per atti delle autorità pubbliche nazionali:
- Giustizia (cioè sentenze)
- Parlamento (cioè leggi)
- Amministrazione
Non è quindi possibile ricorrere a Strasburgo per un atto dell’Unione europea (es. direttiva).
Quando si può fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo?

I casi in cui può essere presentato il ricorso possono così essere elencati:
- innanzitutto è necessario aver esaurito le vie interne di ricorso, nel senso che devi aver avviato un’azione davanti al tribunale civile, penale o amministrativo; a seguire hai impugnato la sentenza in appello e, infine, hai presentato un ricorso in Cassazione, oppure davanti al Consiglio di Stato. In sostanza, alla Corte europea puoi impugnare solo una sentenza che non è più impugnabile in Italia. In casi particolari è possibile impugnare anche la proposta di definizione accelerata o il decreto di estinzione in caso di rinuncia al processo in Cassazione
- doglianza già sollevata, almeno in sostanza, davanti ai giudici italiani. Per esaurire le vie interne bisogna aver dato ai giudici nazionali la possibilità di rimediare alla violazione che poi porti a Strasburgo. Se la questione convenzionale compare per la prima volta nel ricorso, la Corte lo dichiara irricevibile
- violazione di uno o più diritti umani garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e/o da uno dei suoi Protocolli
- azione contro uno Stato che ha ratificato la Convenzione, nel senso che la tua sentenza definitiva deve essere stata emessa da un Tribunale o una Corte italiana
- questione riguardante la responsabilità di un’autorità pubblica (legislatore, organo amministrativo, organo giudiziario, ecc.), per cui non è possibile presentare un ricorso contro un privato o un organismo privato. Il ricorso è infatti presentato contro lo Stato italiano che è responsabile per i danni da te subiti a causa del processo perso
- possesso dello “status di vittima” del ricorrente, per cui devi aver subito personalmente e direttamente gli effetti della violazione del diritto fondamentale (anche se è ammesso che i genitori esercenti la potestà sul minore agiscano per conto del figlio)
- pregiudizio importante (ad esempio non è possibile impugnare una sentenza alla Corte europea per lamentare un danno di 100 euro)
Quando conviene fare ricorso alla CEDU?

I requisiti dell’elenco dicono se il ricorso è possibile. Non dicono se conviene. Per capirlo faccio 4 verifiche in questo ordine.
- il termine di 4 mesi è ancora aperto, contando dal giorno della decisione interna definitiva
- hai esaurito le vie interne e la doglianza convenzionale è stata sollevata, almeno in sostanza, davanti ai giudici italiani
- la violazione c’è nel tuo caso specifico, cioè la tua vicenda regge il confronto con quelle già decise dalla Corte in ipotesi simili
- il risultato che puoi ottenere vale il ricorso, che sia la riapertura del processo penale, la revocazione civile nei casi di stato della persona, il ripristino della situazione precedente o l’equa soddisfazione in denaro
Il ricorso non conviene quando la lamentela riguarda soltanto il merito della sentenza, perché la Corte non è un quarto grado di giudizio. Non conviene nemmeno quando il pregiudizio subito è minimo (art. 35 § 3 lett. b della Convenzione) o quando la questione convenzionale compare per la prima volta a Strasburgo.
Conviene invece quando il processo italiano si è rotto in un punto preciso e documentabile. Una prova decisiva negata, un contraddittorio saltato, una motivazione mancante su un punto decisivo, un’espropriazione senza indennizzo adeguato, una condanna fondata su una norma imprevedibile. In questi casi il ricorso alla CEDU è la sola via che resta dopo la Cassazione ed è l’unica che può riaprire il processo o far condannare lo Stato.
Differenza con il ricorso per misure provvisorie
Il ricorso ordinario (c.d. ricorso cedu) descritto in questo articolo va distinto dal ricorso per misure provvisorie, che hanno un altro scopo.
Un ricorso ordinario è un procedimento formale avviato da chi ritiene che uno Stato membro abbia violato uno dei diritti garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questo tipo di ricorso è destinato a ottenere una decisione definitiva della Corte europea.
Un ricorso per misure provvisorie, invece, è una richiesta urgente presentata alla CEDU ai sensi dell’art. 39 del Regolamento della Corte per ottenere una protezione immediata in situazioni di rischio imminente di danno irreparabile. Può essere richiesta anche prima di aver esaurito le vie legali nazionali, se la situazione è così urgente da richiedere un intervento immediato. Le misure provvisorie sono temporanee e mirano a prevenire danni irreparabili, come il rischio di tortura o di morte, fino a quando la Corte non possa esaminare il caso principale (ad esempio per persone detenute o ricoverate in ospedali, ecc.).
Il ricorso ordinario chiude una controversia sui diritti umani con una decisione definitiva. Il ricorso per misure provvisorie protegge la persona nell’emergenza, fino a quando quella decisione non arriva.
PER APPROFONDIMENTI puoi leggere l’articolo Misure Provvisorie alla Corte Europea – GUIDA pratica
Termini per ricorso CEDU: 6 mesi o 4 mesi?

Dal 1° febbraio 2022 il termine per il ricorso CEDU è di 4 mesi dalla decisione interna definitiva.
Il termine (dies a quo) decorre dal giorno successivo alla data in cui tale decisione è pronunciata in udienza, oppure alla data in cui il ricorrente o il suo avvocato abbiano avuto conoscenza della sentenza o del suo dispositivo (“PQM”).
Per una sentenza della Corte di Cassazione (in materia civile o penale) o del Consiglio di Stato (in materia amministrativa) conviene contare il termine dal giorno del deposito in cancelleria, quando il testo diventa disponibile, senza aspettare la comunicazione che arriva dopo.
Vi sono però casi particolari in cui si può presentare un ricorso CEDU anche prima di arrivare in Cassazione. Su internet, alcuni siti continuano ancora a scrivere erroneamente 6 mesi.
Ma il termine di 6 mesi non è più valido. Il Protocollo n. 15, ratificato dall’Italia con la legge n. 11/2021, ha portato il termine a 4 mesi per le decisioni interne definitive adottate dal 1° febbraio 2022.
Il termine per fare ricorso alla CEDU può essere interrotto solo se il ricorso è presentato in modo completo.
Il termine di 4 mesi (dies ad quem) scade nel giorno corrispondente del quarto mese successivo, anche se cade di sabato, di domenica o in un giorno festivo. Una decisione conosciuta il 10 marzo va impugnata entro il 10 luglio.
Quindi si utilizza il criterio generale della Convenzione e non quello del diritto interno italiano, che prevede la proroga al giorno lavorativo successivo.
ATTENZIONE: Il termine di 4 mesi è previsto a pena di decadenza, per cui il decorso di tale termine comporta la perdita della possibilità di poter ricorrere.
Il consiglio è quello di ricorrere il prima possibile, perché potrebbe non esserci il tempo di integrare un ricorso incompleto. Infatti, il termine di 4 mesi sarà rispettato solo quando il ricorso è inoltrato in modo completo a Strasburgo.
Contenuto del ricorso CEDU

Il ricorso CEDU deve contenere:
- i dati anagrafici del ricorrente
- un’esposizione chiara, concisa e leggibile dei fatti oggetto della doglianza
- la dimostrazione che i fatti di cui si lamenta la violazione abbiano causato un danno
- presenza di un danno importante
- le doglianze sulle questioni relative ai diritti dell’uomo che meritano un esame sul piano internazionale e che non siano già state esaminate da un organo giurisdizionale nazionale
- la sottoscrizione del ricorrente o del suo rappresentante
Cosa non è consentito
La presentazione di un ricorso a Strasburgo lascia una particolare libertà di forme per un avvocato internazionale, rispetto ad alcuni ricorsi nazionali. Tuttavia, la Corte non ammette:
- un ricorso presentato per lamentarsi di una sentenza ritenuta ingiusta o errata, perché la CEDU non è un giudice di quarto grado dopo la Cassazione (questo è il motivo principale per il quale è importante l’assistenza di un avvocato esperto in ricorsi alla Corte europea)
- un ricorso illeggibile. Le istruzioni ufficiali della Corte chiedono di scrivere in maniera leggibile e preferiscono le risposte dattilografate, quindi la compilazione a mano è ammessa solo se il testo è leggibile
- l’anonimato, a meno che non vengano specificate le ragioni e la Corte conceda una deroga espressamente
- l’invio di un ricorso non redatto sul formulario ufficiale e aggiornato
- l’invio a mezzo fax o mail del ricorso e della successiva corrispondenza
- rinviare al contenuto degli allegati per farli consultare alla Corte, anziché argomentare in ricorso
Cosa allegare al ricorso?
Il formulario del ricorso deve essere completo in ogni parte. Tuttavia è possibile allegare al formulario del ricorso un documento aggiuntivo di massimo 20 pagine per esporre i fatti, doglianze e richieste in maniera più dettagliata. Bisogna fondamentalmente allegare al ricorso CEDU le seguenti copie:
- sentenze o provvedimenti giurisdizionali (ad es. ordinanze, decreti, ecc.) che riguardino la violazione
- documenti che dimostrino l’esaurimento delle vie interne di ricorso
- altre sentenze poste a fondamento della propria doglianza
- documenti che dimostrino che la persona che introduce il ricorso abbia la capacità di rappresentanza (ad esempio il rappresentante di una Società o per il genitore di un minore)
- in base al caso, referti medici, relazioni di notifica, testimonianze scritte e, più in generale, qualsiasi documento giustificativo della propria doglianza
I documenti allegati devono essere elencati in ordine cronologico rispetto alla narrazione nel ricorso e con numerazione progressiva. Tutti i documenti vanno allegati in copia, mai in originale.
Lingua per ricorso alla CEDU
Le lingue ufficiali della Corte EDU sono:
- francese
- inglese
Tuttavia, il ricorso può essere redatto in qualsiasi lingua ufficiale dei 46 Stati parte della Convenzione (art. 34 § 2 del Regolamento della Corte).
Nella fase iniziale della procedura, la stessa Corte può rispondere al ricorrente e inviare lettere nella stessa lingua utilizzata nel formulario.
Nella fase successiva, se il ricorso è ricevibile per aver superato il “filtro” e la Corte invita il governo dello Stato convenuto a presentare osservazioni scritte, le uniche lingue ammesse sono il francese e l’inglese.
Per cui la Cancelleria della Corte comunicherà con il ricorrente solo in queste lingue. Allo stesso tempo, anche l’avvocato del ricorrente deve utilizzare il francese o l’inglese.
Tuttavia, la Corte può autorizzare l’uso della lingua nazionale dell’avvocato per il ricorso alla Corte europea del ricorrente. Questo, solitamente, avviene per le lingue più comuni in Europa.
Fac-simile del ricorso CEDU: cosa ti dà un modello e cosa no

Molti arrivano su questa pagina cercando un fac-simile di ricorso CEDU. Prima di parlarne serve una precisazione. Il ricorso alla CEDU non è un atto a forma libera. Si scrive esclusivamente sul formulario ufficiale della Corte, previsto dall’art. 47 del Regolamento e scaricabile dal sito della Corte nell’ultima versione.
Il formulario è uguale per tutti ed è diviso in sezioni fisse.
- sezioni A e B, i dati del ricorrente e lo Stato contro cui ricorri
- sezioni C e D, il rappresentante, con la procura firmata da entrambi sul formulario stesso
- sezione E, l’esposizione dei fatti, in ordine cronologico e nello spazio assegnato
- sezione F, l’esposizione delle violazioni della Convenzione, articolo per articolo
- sezione G, il rispetto dei criteri di ricevibilità, cioè le vie interne esaurite e il termine di 4 mesi, con le date
- sezione H, le altre istanze internazionali già adite
- sezione I, l’elenco dei documenti allegati, numerati
Un fac-simile ti mostra la forma. Le sezioni A, B, C, G, H e I si compilano bene seguendo la guida campo per campo. Il ricorso però si vince o si perde nelle sezioni E ed F. Lì un modello ti dà i fatti e le violazioni di un altro caso.
Quello che nessun fac-simile può contenere è la scelta dei fatti da mettere in evidenza, la prova che la doglianza è stata sollevata in Italia, la sentenza della Corte europea che somiglia al tuo caso e il confronto costruito con quella sentenza. È il lavoro che descrivo più avanti nel paragrafo sull’avvocato.
ATTENZIONE: un formulario compilato con fatti generici e con la sola indicazione dell’articolo violato finisce quasi sempre tra i ricorsi irricevibili. Se il formulario è incompleto la data di presentazione non vale (art. 47 § 6 del Regolamento), il termine di 4 mesi continua a correre e spesso non c’è più tempo per rifarlo.
APPROFONDIMENTI: leggi l’articolo Formulario Ricorso CEDU: guida alla compilazione campo per campo
Motivi per ricorrere alla Corte EDU

Non bisogna pensare al ricorso alla Corte Europea esclusivamente come uno strumento per denunciare violazioni gravi come la tortura o altri diritti umani fondamentali.
Il ricorso cedu può essere utilizzato anche per tutelare diritti legati a controversie civili, penali, amministrative, tributarie, contabili, ecc.
Ed infatti alla Corte EDU è possibile ricorrere per denunciare soprattutto la violazione del diritto a un processo equo, la compromissione del diritto di proprietà, del diritto a una retribuzione, ecc.
In quasi tutti i processi (civili, penali, amministrativi, tributari, contabili, arbitrato, ecc.) le violazioni possono verificarsi in diversi modi. Ad esempio se:
- non è stato garantito il diritto alla prova di una parte processuale
- non è stato rispettato il diritto di difesa
- vi è sproporzione nella decisione conclusiva del grado processuale oppure di provvedimenti endoprocessuali
- vi sono dubbi ragionevoli sull’indipendenza del tribunale o sull’imparzialità del giudice
- una delle parti non è stata messa in condizione di partecipare pienamente al processo o se gli atti fondamentali del giudizio non sono stati resi accessibili
- la sentenza non è adeguatamente motivata o non statuisce su un particolare punto decisivo
- vi è un’errata applicazione della legge da parte del giudice che conduca a una decisione sproporzionata
- E per molti altri casi in base al caso concreto che il nostro studio legale può individuare
Cosa può decidere la Corte europea

Quando la Corte Europea accerta una violazione della Convenzione, può emettere una sentenza che:
- condanna lo Stato a rimuovere gli effetti dannosi della violazione commessa, attraverso il ripristino dello status quo ante, ossia della situazione precedente alla violazione commessa. Per il penale è anche possibile la riapertura del processo penale
- oppure, se il ripristino non è materialmente possibile perché il danno si è ormai concretizzato, condanna lo stato alla riparazione del danno
Il ricorrente può beneficiare di tre tipologie di riparazione:
- il risarcimento del danno patrimoniale (pecuniary damage)
- il risarcimento del danno non patrimoniale (non-pecuniary damage)
- il rimborso dei costi e delle spese sostenuti nei procedimenti interni (costs and expenses)
Vediamo in dettaglio queste singole voci
Riapertura o Revisione del processo
L’accoglimento di un ricorso alla Corte europea può quindi consentire la riapertura del processo italiano.
Si tratta di una soluzione che poche persone, e anche pochi avvocati, conoscono.
La riapertura del processo è infatti un rimedio straordinario previsto in determinate circostanze, soprattutto nel caso di processi penali, quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo accerta una violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Nel contesto penale, la riapertura può essere richiesta per garantire che una condanna ingiusta sia riesaminata, specialmente quando la sentenza comporta una pena detentiva.
Dal 30 dicembre 2022 lo strumento è la richiesta alla Corte di cassazione prevista dall’art. 628-bis c.p.p., che ha sostituito la revisione europea nata dalla sentenza n. 113 del 2011 della Corte costituzionale sull’art. 630 c.p.p. Il condannato la presenta entro 90 giorni da quando la sentenza della Corte europea è diventata definitiva e la Cassazione può revocare la condanna, riaprire il processo o adottare i provvedimenti necessari a eliminare gli effetti della violazione.
Nel processo civile, dal 2023, esiste la revocazione per contrarietà alla Convenzione prevista dall’art. 391-quater c.p.c., ma solo se la violazione accertata ha pregiudicato un diritto di stato della persona e l’equa soddisfazione non basta a rimediare, con ricorso entro 60 giorni dalla comunicazione o dalla pubblicazione della sentenza della Corte europea. Negli altri casi civili e nei processi amministrativi, tributari o alla Corte dei conti non è prevista la riapertura del processo. Resta possibile ottenere il ripristino della situazione precedente la violazione oppure un risarcimento del danno morale e patrimoniale tramite l’equa soddisfazione. Si tratta di una compensazione economica che garantisce comunque una riparazione, soprattutto nei casi in cui la libertà personale non è in gioco ma il diritto a un processo equo è stato violato.
PER APPROFONDIRE puoi leggere i seguenti articoli:
Ripristino della situazione precedente alla violazione
Qualora la Corte EDU emetta una sentenza che obblighi lo Stato a ripristinare lo status quo ante è possibile poter ottenere l’eliminazione degli effetti dannosi della decisione interna contestata.
In questi casi, lo Stato è chiamato a riportare il ricorrente nella situazione in cui si trovava prima della violazione, garantendo una vera riparazione del torto subito.
Ecco due esempi pratici per comprendere meglio:
- Illegittima revoca di un incarico pubblico. Si pensi al caso di un funzionario pubblico che viene destituito in violazione del diritto a un equo processo (art. 6 CEDU) o senza un giusto equilibrio tra l’interesse pubblico e i suoi diritti individuali (art. 8 CEDU). Se la Corte EDU accerta la violazione, può dichiarare che lo Stato deve reintegrare il ricorrente nel suo incarico, ripristinando la posizione lavorativa persa
- Espropriazione illegittima di un immobile. Lo Stato espropria un bene senza corrispondere un indennizzo adeguato o senza un valido fondamento giuridico, violando il diritto di proprietà (art. 1 Protocollo n. 1). In questi casi, la Corte EDU può stabilire che lo Stato deve restituire l’immobile al proprietario originario, laddove possibile. Altrimenti, lo Stato è obbligato a corrispondere un indennizzo proporzionato al valore reale del bene
Danno patrimoniale
Se quindi non è materialmente possibile ottenere il ripristino della situazione precedente, il ricorrente ha comunque diritto a una equa soddisfazione (sia sotto il profilo patrimoniale sia non patrimoniale).
Il danno patrimoniale comprende:
- il danno emergente, cioè la perdita economica effettiva subita dal ricorrente a causa della violazione
- e anche il lucro cessante, ossia il mancato guadagno che il ricorrente avrebbe potuto ottenere se non vi fosse stata la violazione
Ad esempio, nel caso di un’espropriazione illegittima senza indennizzo, il danno emergente corrisponde al valore dell’immobile sottratto, mentre il lucro cessante potrebbe riguardare i canoni di locazione che il proprietario avrebbe potuto percepire se avesse continuato a disporre dell’immobile.
Danno non patrimoniale
Il danno non patrimoniale comprende il pregiudizio morale e psicologico subito dal ricorrente a causa della violazione della Convenzione o dei suoi Protocolli addizionali.
Un aspetto rilevante è che la Corte EDU riconosce anche il danno derivante dallo stress legato alla durata eccessiva dei processi. Si tratta di una voce di danno che in Italia non è risarcibile autonomamente, ma che è riconosciuta a livello internazionale.
Costi e spese
Il rimborso dei costi e delle spese copre le somme sostenute dal ricorrente per prevenire o far correggere la violazione, sia nei giudizi italiani sia davanti alla Corte europea, purché siano effettive, necessarie e di importo ragionevole. Questo include:
- Onorari legali, ovvero i compensi pagati agli avvocati per l’assistenza nei vari gradi di giudizio in Italia, dal primo grado fino alla Corte di Cassazione
- Tasse processuali, come il contributo unificato, le marche da bollo e altri oneri obbligatori per l’avvio e la prosecuzione del procedimento (compreso le eventuali esecuzioni o pignoramenti subiti in seguito alle sconfitte nei processi nazionali)
- Spese per consulenze tecniche, sia per gli incarichi affidati a consulenti di parte (CTP) sia per le perizie disposte dal giudice attraverso consulenze tecniche d’ufficio (CTU), in qualsiasi grado di giudizio
Formulario ufficiale e spedizione del ricorso CEDU

Il ricorso CEDU deve essere redatto esclusivamente sul formulario predisposto dalla Corte e disponibile nell’ultima versione sul sito internet ufficiale, in base all’art. 47 del Regolamento. Scarica sempre l’ultima versione del modulo (il pdf è editabile) e stampalo in buona qualità su fogli A4. Un formulario di una versione superata rischia di essere respinto.
Spedizione del ricorso per posta
È sufficiente spedire per posta una sola copia del ricorso, con i relativi allegati in fotocopia. Inoltre, per la spedizione è importante seguire queste regole:
- non spillare, incollare o unire con nastro adesivo la documentazione. Infatti la Cancelleria della Corte procede alla scansione automatica della documentazione per l’invio ai giuristi. L’unione dei documenti rallenterebbe il loro lavoro
- indicare se il ricorrente ha già presentato altri ricorsi alla Corte
- numerare gli allegati continuando la sequenza numerica del formulario
Indirizzo di spedizione del ricorso CEDU
Il plico contenente il ricorso e gli allegati va spedito con raccomandata internazionale A/R al seguente indirizzo della CEDU:
The Registrar
European Court of Human Rights
Council of Europe
67075 Strasbourg cedex
FRANCE
Costi per ricorso CEDU
Il ricorso CEDU non ha nessun costo procedurale, oltre alla spedizione del plico per posta (dai 15 ai 30 euro). Non è quindi previsto il pagamento del contributo unificato o di marche da bollo, come accade in Italia.
Il ricorrente dovrà farsi carico solo della parcella del proprio avvocato esperto in ricorsi alla Corte europea.
I costi della parcella dipendono dalla materia (civile, penale, amministrativo, tributario, arbitrato) e dalle questioni trattate per il tuo caso specifico.
In caso di rigetto del ricorso cedu, inoltre, NON è prevista la condanna alle spese legali, come accade in Italia.
Puoi contattarmi per ricevere un preventivo in base al tuo caso, in modo da avere un tariffario chiaro e trasparente.
Gratuito patrocinio per ricorso CEDU
Il gratuito patrocinio non è ammesso per la presentazione del ricorso, perché il ricorrente potrebbe redigerlo da sé. Mentre il gratuito patrocinio è ammesso nella fase successiva, quando è obbligatorio essere difesi da un avvocato. Si tratta però di una sorta di contributo per le spese legali per chi non ha sufficienti mezzi economici. Solitamente la Corte ammette il gratuito solo se la questione richiede la trattazione di questioni complesse in fatto e in diritto. Non è così per i casi ripetitivi. Le somme riconosciute per il gratuito patrocinio per il ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo sono tuttavia un’indennità forfettaria molto esigua.
Non seguo casi alla Corte europea con il gratuito patrocinio.
Procedura alla Corte europea dei diritti dell’uomo

La procedura per la trattazione del ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo può essere così sintetizzata.
Fase preliminare sull’ammissibilità – Non contenziosa
- Ricezione del ricorso da parte della Cancelleria di Strasburgo
- Verifica amministrativa della completezza del ricorso
- Irricevibilità del ricorso o apertura di un fascicolo
Il ricorrente riceve una lettera della Cancelleria in 2 casi. Se il formulario non rispetta l’art. 47 del Regolamento, il ricorso non viene esaminato e si può ripresentare solo se il termine di 4 mesi è ancora aperto. Se invece il formulario è in regola, la lettera comunica l’apertura del fascicolo.
Si tratta dunque di una procedura amministrativa svolta dai giuristi di Strasburgo.
All’apertura del fascicolo viene assegnato un numero di ricorso, comunicato al ricorrente. I ricorsi manifestamente irricevibili vengono decisi da un giudice unico, con decisione definitiva. I ricorsi ripetitivi vengono assegnati a un Comitato di 3 giudici, mentre quelli che riguardano questioni nuove vanno a una Camera composta da 7 giudici (artt. 26-29 della Convenzione).
Se il ricorso supera il filtro, viene comunicato al governo dello Stato contro il quale si agisce, che è invitato a presentare osservazioni scritte sulla ricevibilità e sul merito. In questa fase le parti possono trovare una composizione amichevole.
Fase contenziosa
Se le parti non hanno trovato un accordo amichevole, si passa alla fase contenziosa.
Le parti (avvocato del ricorrente e governo) si scambiano le loro osservazioni scritte sull’ammissibilità e sul merito.
In questa fase trova applicazione l’art. 60 del Regolamento CEDU, perché il ricorrente deve formulare una specifica domanda per il riconoscimento di un’equa soddisfazione ai sensi dell’articolo 41 della Convenzione.
In particolare, il ricorrente deve presentare le sue richieste entro il termine assegnato per le osservazioni. Tali richieste devono essere:
- quantificate
- suddivise per voci
- accompagnate dai relativi documenti giustificativi
Le richieste del ricorrente sono trasmesse al governo italiano convenuto per eventuali osservazioni. Infine, la Corte potrà decidere l’inammissibilità o emettere una sentenza sul merito (di rigetto o accoglimento).
Come conoscere lo stato della procedura
Quando la Cancelleria apre il fascicolo, al ricorso viene attribuito un numero (ad esempio 53857/22). Con il numero di registro comunicato dalla Cancelleria, si può monitorare il procedimento inserendolo nella pagina Stato della procedura. Su smartphone, è possibile anche scaricare l’APP della Corte EDU.
Cosa fa l’avvocato in un ricorso alla CEDU

Un avvocato esperto in ricorsi alla Corte europea potrà:
- verificare i presupposti per fare un ricorso CEDU
- confrontare il caso con altri già decisi dalla Corte, in modo da poter utilizzarlo come precedente (c.d. precedente giurisprudenziale)
- descrivere nuovamente i fatti per evidenziare la loro rilevanza nella valutazione della Corte europea
- argomentare sulle motivazioni giuridiche di diritto internazionale, soprattutto per le violazioni della CEDU e dei Protocolli addizionali (come detto, infatti, non basta scrivere “è stato violato l’art. 6 CEDU sull’equo processo”, ma argomentare in modo esteso con argomentazioni specifiche, incisive e persuasive)
- valutare la richiesta di un’equa soddisfazione in denaro per la violazione subita
- specificare il danno subito e quantificarlo in denaro
- individuare i documenti giustificativi per dimostrare l’esaurimento delle vie interne di ricorso, la violazione e il danno
Il ricorso va spedito il più presto possibile.
Ecco perché bisogna contattare un avvocato subito dopo aver avuto conoscenza della sentenza o della decisione definitiva che non è più possibile impugnare in Italia.
L’avvocato del ricorrente avrà più tempo per elaborare meglio le doglianze del ricorso.
APPROFONDIMENTI: leggi l’articolo su Avvocati per ricorsi alla Corte europea
Serve un avvocato della tua città?
Molti si chiedono se per presentare un ricorso CEDU serva un avvocato della propria città, per un maggiore contatto.
In realtà, non serve un avvocato della propria città, perché:
- la procedura alla Corte europea è documentale, per cui l’avvocato internazionale deve solo avere a disposizione le scansioni dei documenti che può ricevere per mail o per posta
- solo in una minima parte dei casi si svolge un’udienza pubblica a Strasburgo (ad esempio per casi di rilievo generale, come per catastrofi climatiche, stragi, attentati, personaggi politici o di rilievo pubblico, ecc.). Quindi per le questioni comuni di civile, penale, amministrativo e tributario il processo sarà documentale e scritto (ricorso, atti difensivi e sentenza)
L’idea di avere un avvocato della propria città è ormai superata e antica.
Non vale soprattutto per i ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che si svolgono in Francia, sono scritti e vanno presentati con l’assistenza di un avvocato che opera in questa materia.
7 errori più comuni

Generalmente, sono 7 gli errori commessi da chi non ha esperienza in questi ricorsi. Il primo errore è questo (ed è commesso anche da avvocati):
- Nel ricorso CEDU viene richiesto il risarcimento del danno patrimoniale e/o morale (ad esempio di 20.000 euro o di 7 milioni di euro). Questo accade perché il ricorso CEDU è scritto con l’errata convinzione che debba rispecchiare i ricorsi presentati a un tribunale interno italiano, in cui è una regola formulare subito la richiesta di risarcimento o rimborso
- Nella procedura alla Corte Europea, invece, la Corte assegna al ricorrente un termine per le osservazioni scritte e per specificare la domanda di equa soddisfazione (che sarebbe la richiesta del risarcimento del danno patrimoniale e/o morale). Questa fase è prevista dall’art. 60 del Regolamento CEDU
- Ed è in questo momento che il ricorrente (o il suo avvocato) commettono un errore gravissimo. Nelle osservazioni il ricorrente si limita a formulare delle controdeduzioni alla difesa del governo italiano ma nulla specifica sulla richiesta di equa soddisfazione. Oppure, si rinvia alla richiesta già fatta con il ricorso, come generalmente si fa per prassi nei processi interni italiani. Ma questo non basta a Strasburgo…
A causa di questo errore, la Corte non esaminerà la richiesta di risarcimento.
La conseguenza è gravissima: la Corte potrebbe anche emettere una sentenza che condanni l’Italia per una violazione di un articolo della CEDU ma non la condannerà a pagare un risarcimento…
Per quanto può sembrare strano anche a un avvocato, è addirittura possibile non richiedere il risarcimento nel ricorso CEDU, perché è sufficiente richiederlo successivamente al momento dell’invio delle osservazioni.
Per evitare questo errore, ecco cosa dovrebbero contenere le osservazioni scritte da inviare per posta alla Corte:
- Controdeduzioni alla difesa del governo italiano (generalmente sulla ricevibilità del ricorso e soprattutto sul merito)
- fare una specifica richiesta di risarcimento patrimoniale o morale e dei rimborsi di spese e onorari per la difesa nei giudizi interni e davanti la Corte EDU
- quantificare il risarcimento e il rimborso richiesto (in euro)
- suddividere per singole voci le richieste (aggiungendo anche i calcoli della tassazione italiana, come ad esempio il 22% per l’iva, il 4 % per la cassa avvocati, l’imposta di registro pagata sulle sentenze, ecc.)
- allegare i documenti giustificativi di rimborsi o risarcimenti richiesti (ATTENZIONE: la Corte non prenderà in esame richieste generiche e non supportate da documenti che effettivamente dimostrino la spesa, come fatture quietanzate, ricevute, ecc.)
Questo è quindi solo 1 dei 7 errori più comuni. Degli altri 6 errori, ovviamente, non posso svelarti nulla in questo articolo, perché si tratta di conoscenze tecniche che garantisco solo alle persone che chiedono la mia assistenza legale, oppure ai colleghi avvocati che chiedono di essere affiancati per il ricorso alla Corte europea.
Conclusioni
In questa guida hai visto che cos’è la Corte europea, chi può ricorrere e contro quali decisioni, quando il ricorso alla CEDU conviene, come si calcola il termine di 4 mesi, che cosa deve contenere il formulario e che cosa un fac-simile non può darti, che cosa può decidere la Corte, come funziona la procedura e qual è l’errore più grave sull’equa soddisfazione.
Dalla ricostruzione che precede si ricavano 5 punti fermi.
- il ricorso si presenta contro la decisione interna definitiva, entro 4 mesi, sul formulario ufficiale
- la Corte non è un quarto grado, quindi serve una violazione della Convenzione già sollevata davanti ai giudici italiani
- i ricorsi che si fermano al filtro di ricevibilità cadono quasi sempre su vizi formali, quarta istanza o doglianze non argomentate, cioè su errori di impostazione
- una sentenza favorevole può riaprire il processo penale, far revocare una sentenza civile sui diritti di stato della persona, ripristinare la situazione precedente o condannare lo Stato all’equa soddisfazione
- la richiesta di equa soddisfazione va formulata e documentata nel termine fissato per le osservazioni, anche se era già scritta nel ricorso
Il processo alla Corte europea è scritto e quindi non è richiesta la tua presenza nel nostro studio legale. Forniamo assistenza a clienti residenti in ogni provincia italiana e all’estero.
Come contattare un avvocato per ricorsi CEDU?
Se pensi di aver subito la violazione di un diritto garantito dalla Convenzione e vuoi presentare un ricorso CEDU, raccontami il tuo caso.
Sono l’avvocato Gianluca Piemonte, iscritto all’albo degli avvocati cassazionisti e abilitato a rappresentare i ricorrenti davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Ho già presentato moltissimi ricorsi contro lo Stato italiano e contro altri Stati europei e posso seguire anche il tuo.
L’incarico si svolge in 2 momenti separati. Il secondo lo decidi tu dopo aver letto il primo.
- Leggo la tua decisione interna definitiva e valuto i presupposti per ricorrere. Verifico se il termine di 4 mesi è ancora aperto, se hai esaurito le vie interne, se la doglianza convenzionale è stata sollevata davanti ai giudici italiani e soprattutto se nel tuo caso specifico c’è una violazione della Convenzione, confrontando la tua vicenda con quelle già decise dalla Corte in ipotesi simili. Verifico anche se si possono costruire argomentazioni di diritto internazionale per riportare il tuo caso davanti a un giudice internazionale
- Se i presupposti ci sono, puoi affidarmi la difesa a Strasburgo. Riesamino in modo analitico gli atti e le richieste di tutti i gradi di giudizio, smonto le motivazioni delle decisioni italiane e rileggo le argomentazioni per adattarle al tuo caso. Poi ricostruisco i fatti davanti alla Corte, rimettendo in evidenza gli aspetti che i giudici dei gradi precedenti hanno tralasciato, motivo in diritto le violazioni della Convenzione e cito le sentenze europee sui casi simili al tuo. Mi occupo anche delle eventuali traduzioni dei documenti
Non devi cambiare avvocato per arrivare a Strasburgo. Puoi darmi l’incarico completo, oppure lasciare il fascicolo interno al collega che lo conosce e chiedere a me la parte internazionale. Ricevo anche incarichi di consulenza da colleghi avvocati che gestiscono la fase interna e vogliono portare il caso del proprio assistito davanti alla Corte europea.
A seguito del tuo contatto ti invierò un preventivo scritto senza impegno. I miei preventivi sono chiari e trasparenti.
Scrivimi a supporto@studiopiemonte.com oppure compila il modulo nella pagina CONTATTACI. Ho già aiutato moltissime persone a tutelare i loro diritti dopo un esito sfavorevole nei tribunali italiani e sarò felice di poter aiutare anche te.






